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Anna Ferreira, Roma – La formazione dei candidati al sacerdozio rappresenta una delle sfide più importanti per la vita della Chiesa. In particolare, là dove numerosi giovani iniziano un percorso vocazionale, ma solo alcuni arrivano all’ordinazione, diventa fondamentale interrogarsi sulla qualità della formazione e sulla capacità di accompagnare ogni persona nel discernimento della propria chiamata.

È a partire da questa esperienza che nasce la ricerca di Padre Sachin Kumar Hemrom SAC, che ha conseguito la Licenza in Teologia con Specializzazione in Formazione Vocazionale presso il Centro San Pietro Favre per i Formatori al Sacerdozio e alla Vita Consacrata, della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana.

La tesi, intitolata “Holistic Formation of St. Vincent Pallotti – Motrix for discerning priestly vocation”, approfondisce il tema della formazione integrale e olistica nel percorso di discernimento della vocazione sacerdotale, alla luce della visione di San Vincenzo Pallotti. Al centro della ricerca vi è la convinzione che il candidato al sacerdozio debba essere accompagnato nella sua crescita in modo completo, attraverso lo sviluppo armonico delle diverse dimensioni della persona.

In questa conversazione, Padre Sachin racconta l’esperienza personale e pastorale che lo ha condotto a questa ricerca, riflette sulla realtà delle vocazioni nell’India settentrionale e presenta alcuni elementi della spiritualità di San Vincenzo Pallotti che possono offrire un orientamento prezioso per la formazione sacerdotale e per il discernimento vocazionale.

“La vera formazione olistica richiede lo sviluppo in tutte le dimensioni della vita e della crescita personale”

 

Come è nata l’idea di dedicare la sua tesi al tema della formazione integrale secondo San Vincenzo Pallotti e del discernimento della vocazione sacerdotale? C’è stata un’esperienza personale o pastorale che ha ispirato questa ricerca?

L’ispirazione per questa tesi nasce dalla mia esperienza personale durante i due anni di lavoro nel seminario minore e dalle mie osservazioni sulla situazione vocazionale nella Provincia, in particolare riguardo al processo di formazione.

Sebbene siano presenti numerose vocazioni, molti seminaristi lasciano il seminario a causa della mancanza di una formazione olistica, che rende difficile per loro discernere la propria vera vocazione.

Questa esperienza mi ha portato a riflettere sull’importanza di una formazione capace di accompagnare il candidato nella sua totalità e di aiutarlo a comprendere con maggiore chiarezza la chiamata alla quale è invitato a rispondere.

“La formazione olistica significa sviluppare la persona in modo completo, non limitandosi a un solo aspetto”

Nel suo lavoro parla di formazione “integrale” o “olistica”. Cosa significa concretamente questo concetto e perché è così importante nel percorso di chi si prepara al sacerdozio?

Quando parliamo di formazione olistica e integrale nella vita di un candidato, intendiamo che la persona deve essere formata e sviluppata in modo completo, senza limitarsi a un solo aspetto della sua crescita.

Ci sono sei dimensioni che devono essere considerate: umana, spirituale, intellettuale, apostolica, comunitaria e carismatica.

Se un candidato viene formato soltanto nella dimensione spirituale o intellettuale, la sua crescita non può essere considerata olistica. La vera formazione integrale richiede, infatti, lo sviluppo di tutte queste dimensioni della vita e della crescita personale.

È quindi necessario accompagnare il candidato affinché possa maturare in modo equilibrato, sviluppando ogni dimensione della propria persona nel corso del cammino formativo.

“La sfida principale non è solo promuovere le vocazioni, ma anche offrire una formazione olistica e un discernimento continuo”

Nella sua tesi ricorda la realtà della Chiesa nell’India settentrionale, dove molte vocazioni iniziano il loro percorso di formazione, ma solo poche raggiungono l’ordinazione sacerdotale. Quali riflessioni ha suscitato in lei questa esperienza e quali lezioni potrebbero essere utili anche in altri contesti ecclesiali?

La mia esperienza nell’India settentrionale mi ha mostrato che, mentre molti giovani iniziano il loro percorso verso il sacerdozio, solo pochi perseverano fino all’ordinazione.

Questa situazione mi ha ispirato a riflettere sul fatto che la sfida principale non consiste soltanto nel promuovere le vocazioni, ma anche nel fornire una formazione olistica e un discernimento continuo.

Ho imparato che i candidati devono crescere in tutte le dimensioni della loro persona — umana, spirituale, intellettuale, pastorale e comunitaria — con il sostegno di formatori dedicati e della comunità ecclesiale.

Credo che questa lezione sia rilevante in ogni contesto ecclesiale, perché vocazioni autentiche e durature richiedono una formazione della persona nella sua interezza.

 

“Il discernimento vocazionale è un percorso di ascolto della volontà di Dio”

 

Secondo la visione di San Vincenzo Pallotti, quale ruolo svolge il discernimento vocazionale? Come possiamo aiutare un giovane a comprendere se il Signore lo sta davvero chiamando al sacerdozio?

Secondo San Vincenzo Pallotti, il discernimento vocazionale è un percorso di ascolto della volontà di Dio attraverso la preghiera, la conoscenza di sé, la direzione spirituale e la vita comunitaria.

Possiamo aiutare un giovane a scoprire la propria vocazione accompagnandolo con pazienza, incoraggiandolo alla preghiera regolare, offrendo una buona formazione e aiutandolo a crescere nella maturità umana e spirituale.

In questo modo, il giovane può essere aiutato a riconoscere la chiamata di Dio e a rispondervi liberamente.

 

“La sua visione forma sacerdoti missionari maturi e persone consacrate radicate in Cristo”

 

Quali aspetti del pensiero e della spiritualità di San Vincenzo Pallotti ritiene particolarmente rilevanti per la formazione di sacerdoti e persone consacrate nel mondo di oggi?

Considero particolarmente rilevanti, nel mondo di oggi, l’attenzione di San Vincenzo Pallotti alla formazione olistica, alla chiamata universale all’apostolato, alla vita spirituale profonda, alla carità e alla collaborazione.

La sua visione contribuisce a formare sacerdoti missionari maturi e persone consacrate, radicate in Cristo e impegnate a servire la Chiesa con umiltà e zelo.

“Ogni vocazione è un dono di Dio che richiede una formazione olistica e un discernimento attento”

 

Se dovesse riassumere il cuore della sua ricerca in un solo messaggio, quale incoraggiamento vorrebbe offrire ai giovani in formazione e ai loro educatori?

Il cuore della mia ricerca è che ogni vocazione è un dono di Dio che richiede una formazione olistica e un discernimento attento.

Ai giovani vorrei rivolgere l’invito a rimanere aperti alla chiamata di Dio con coraggio e generosità. È importante vivere il proprio percorso con disponibilità e fiducia, lasciandosi accompagnare nel processo di discernimento.

Agli educatori vorrei invece rivolgere un incoraggiamento ad accompagnare i giovani con pazienza, saggezza e amore, aiutandoli a crescere e a diventare discepoli maturi e fedeli di Cristo.

La formazione e il discernimento, vissuti con attenzione e accompagnamento, possono aiutare ogni giovane a riconoscere con maggiore chiarezza la propria vocazione e a rispondere con libertà alla chiamata di Dio.

 

La ricerca

Autore: Padre Sachin Kumar Hemrom SAC

Titolo della tesi: Holistic Formation of St. Vincent Pallotti – Motrix for discerning priestly vocation

Grado accademico: Licenza in Teologia con Specializzazione in Formazione Vocazionale

Istituzione: Pontificia Università Gregoriana – Facoltà di Teologia

Centro: Centro San Pietro Favre per i Formatori al Sacerdozio e alla Vita Consacrata

Anno: 2026

Ambito di ricerca: Formazione vocazionale, discernimento della vocazione sacerdotale e spiritualità pallottina

 

Anna Ferreira, Roma – Ci sono lavori che non fanno rumore. Restano nascosti per anni, lontani dai riflettori, eppure custodiscono una parte preziosa della nostra memoria. È il lavoro di chi passa giornate intere tra fogli ingialliti, grafie difficili e parole scritte più di centocinquant’anni fa, con un obiettivo semplice e straordinario: restituire vita a voci che il tempo aveva quasi cancellato.
La prima parte dell’intervista a Padre Jan Kupka SAC, pubblicata sul canale YouTube dell’Istituto, apre proprio la porta su questo mondo silenzioso, fatto di ricerca, pazienza e dedizione quotidiana.

Dopo il video già diffuso, nel quale Padre Kupka aveva presentato i tre volumi dell’opera Le lettere indirizzate a San Vincenzo Pallotti, questo nuovo incontro accompagna lo spettatore ancora più in profondità. Non si parla soltanto dei libri pubblicati, ma del lungo cammino che li ha resi possibili: anni trascorsi accanto agli scritti Pallottini, dentro gli archivi, tra documenti dimenticati e pagine che aspettavano ancora di essere comprese.

L’idea prende forma lentamente, quasi in modo naturale. Padre Kupka la colloca negli anni del suo servizio all’interno dell’Istituto, quando, anche grazie alle ricerche avviate da Padre Ansgar Faller SAC, ha potuto immergersi sempre più nella documentazione legata a San Vincenzo Pallotti. Faller aveva già iniziato a raccogliere e trascrivere parte delle lettere, lasciando un materiale prezioso ma ancora incompleto. È lavorando su queste tracce che matura un’intuizione semplice e decisiva: non limitarsi alle lettere scritte da Pallotti, già pubblicate in più volumi, ma dare finalmente spazio anche a quelle ricevute.

Si trattava, in fondo, di colmare un’assenza. Nelle edizioni precedenti, curate in particolare da Padre Bruno Bayer SAC, alcune lettere indirizzate a Pallotti comparivano solo sporadicamente, inserite per chiarire il contesto delle sue risposte. Mancava però uno sguardo d’insieme, un criterio capace di restituire tutta la ricchezza di questa corrispondenza. Da qui nasce la proposta di avviare un lavoro sistematico, in grado di raccogliere e pubblicare ciò che negli archivi era rimasto a lungo in silenzio.

Ed è proprio entrando in quell’archivio che il progetto mostra tutta la sua complessità. Le lettere censite negli anni Trenta da Padre Giovanni Hettenkofer SAC erano più di settecento, ma non erano mai state trascritte integralmente. Di molte si conoscevano soltanto pochi dati essenziali; il resto attendeva ancora di essere letto e interpretato.

Padre Kupka racconta con grande concretezza, cosa significhi affrontare un lavoro simile. Non esiste una sola grafia da imparare, come accade con gli scritti di Pallotti, ma centinaia di mani diverse: scritture incerte, disordinate, spesso lontane da qualsiasi regola formale. Sono lettere di persone semplici, che scrivono come parlano, che ripetono concetti, si interrompono, tornano indietro. Leggerle significa entrare in un mondo autentico, vivo, ma anche accettare una fatica continua.

A questa difficoltà si aggiunge quella del tempo. La lingua, le abbreviazioni, perfino il modo di indicare i mesi seguono logiche che oggi non ci appartengono più. Per orientarsi è stato necessario rallentare, osservare attentamente, ingrandire dettagli, fermarsi molte volte sulla stessa riga. Non sono mancati momenti di scoraggiamento, inevitabili quando ogni pagina sembra chiedere più energie del previsto. Eppure il lavoro è andato avanti, giorno dopo giorno, con quella tenacia discreta che accompagna spesso le opere destinate a durare.

Con il passare degli anni, il quadro iniziale si è ampliato. Alle lettere già conosciute se ne sono aggiunte altre, emerse grazie a nuove ricerche o ritrovate in contesti inattesi. Alcune erano state individuate dallo stesso Padre Faller durante il suo lungo servizio all’Istituto; altre comparivano in pubblicazioni diverse; altre ancora erano rimaste nascoste tra appunti e documenti apparentemente secondari. Ogni scoperta contribuiva a ricomporre un mosaico sempre più ricco.

Alla fine, il numero delle lettere è cresciuto in modo significativo, rendendo necessaria una nuova organizzazione. Padre Kupka ha scelto di introdurre una numerazione continua, mantenendo però il riferimento a quella precedente, così da conservare il legame con il lavoro già svolto. È una decisione che rivela l’attenzione di chi conosce non solo il valore storico dei documenti, ma anche le esigenze concrete di studiosi e ricercatori.

Ciò che emerge da questa prima parte dell’intervista non è soltanto il racconto di un’impresa editoriale. È il ritratto di un lavoro paziente e quasi artigianale, costruito nel tempo con cura e perseveranza. Le lettere indirizzate a San Vincenzo Pallotti smettono così di essere semplici documenti custoditi in archivio e tornano a essere testimonianze vive, capaci di raccontare il contesto umano e spirituale in cui il Santo ha vissuto e operato.

La pubblicazione del video diventa allora qualcosa di più di un semplice aggiornamento editoriale. È un invito ad avvicinarsi a un patrimonio che, grazie a questo lungo lavoro, oggi può finalmente essere letto e compreso nella sua interezza.

E il racconto non finisce qui. Molti altri dettagli sull’opera, sul lavoro di ricerca e sulle sfide affrontate lungo il cammino emergeranno nell’ultimo video che sarà pubblicato a breve sul canale youtube dell’Istituto San Vicenzo Pallotti di Roma.

È disponibile sul canale YouTube dell’Istituto San Vincenzo Pallotti un nuovo video in cui Padre Jan Kupka presenta e racconta in modo approfondito i tre volumi dell’opera “Lettere indirizzate a San Vincenzo Pallotti”, già consultabili presso la biblioteca dell’Istituto.

Nel video, Padre Kupka accompagna lo spettatore alla scoperta dei dettagli dell’opera, offrendo una spiegazione chiara e puntuale della struttura dei volumi e del lavoro che li ha resi possibili. Non si tratta di una semplice presentazione, ma di un vero percorso guidato dentro il progetto editoriale.

Attraverso il suo racconto è possibile comprendere meglio la ricchezza del materiale raccolto: un patrimonio di lettere indirizzate a San Vincenzo Pallotti che restituisce la profondità umana e spirituale delle relazioni che lo circondavano.

Particolarmente significativo è anche l’approfondimento dedicato agli aspetti editoriali e simbolici: Padre Kupka spiega infatti il significato delle copertine dei tre volumi, mettendo in luce i riferimenti scelti e il loro legame con il contenuto dell’opera.

Il video permette così di cogliere non solo il valore storico del lavoro, ma anche la sua dimensione più intima e interpretativa, aiutando a leggere l’opera con maggiore consapevolezza.

Guarda il video sul canale YouTube dell’Istituto San Vincenzo Pallotti

Invito
Invitiamo tutti a iscriversi al canale YouTube dell’Istituto per restare aggiornati sulle prossime pubblicazioni.

A breve sarà infatti disponibile un’intervista esclusiva con Padre Kupka, nella quale racconterà in dettaglio il suo straordinario lavoro di ricerca, che ha portato alla luce il contenuto di oltre 800 lettere, offrendo un contributo unico agli studi Pallottini e alla memoria del carisma di San Vincenzo Pallotti.

Anna Ferreira, Roma – Un progetto unico, destinato a segnare profondamente gli studi Pallottini, sta per essere presentato ufficialmente: la raccolta e trascrizione delle lettere indirizzate a San Vincenzo Pallotti, curata da Padre Jan Kupka.

La presentazione avrà luogo giovedì 9 aprile presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, dove riposano le spoglie del Santo: un luogo che rende questo appuntamento particolarmente significativo per tutta la Famiglia Pallottina.

Per comprendere la portata di questo lavoro, abbiamo incontrato P. Kupka, che ci ha accompagnato dentro un progetto che è insieme ricerca storica, esperienza spirituale e servizio alla memoria del carisma Pallottino.

Unintuizione nata dallo studio

L’idea nasce da anni di lavoro sugli scritti di Pallotti. Come racconta P. Kupka, proprio approfondendo queste fonti è maturata la convinzione che mancasse qualcosa di essenziale: “si vedeva necessario pubblicare anche tutte queste lettere conservate nell’archivio”.

Non si tratta semplicemente di un’aggiunta, ma di un cambio di prospettiva: non più solo ciò che Pallotti scrive, ma ciò che gli altri scrivono a lui. È qui che emerge il volto più umano e relazionale del Santo.

Un lavoro immenso, tra calligrafie e lingue

Fin dall’inizio, il progetto si è rivelato molto più complesso del previsto. “Quando ho cominciato, ho visto che era un lavoro immenso”, racconta P. Kupka.

Ogni lettera rappresentava una sfida: calligrafie diverse, spesso difficili da decifrare, testi scritti da persone semplici che “scrivevano come parlavano”, senza punteggiatura e con frequenti ripetizioni. In alcuni casi, una sola lettera richiedeva giorni di lavoro.

A questo si aggiungeva la varietà delle lingue: italiano, latino, francese, inglese, spagnolo, portoghese e perfino arabo. Un lavoro che ha richiesto non solo competenze tecniche, ma anche una rete di confronto e studio.

Non sono mancati momenti di fatica: “a volte mi sono scoraggiato”, confessa, ma la perseveranza ha permesso di portare a termine un’opera straordinaria.

Dallarchivio alla vita: un mondo che si apre

Nel corso del lavoro, le lettere si sono rivelate molto più di semplici documenti. “Dietro ogni lettera c’era una persona”, spiega P. Kupka, sottolineando come questo lavoro gli abbia permesso di conoscere in profondità la vita della Roma dell’Ottocento.

Ogni testo apriva una storia: religiose in difficoltà, fedeli in crisi, persone segnate da problemi familiari o sociali. In alcuni casi, le lettere diventano vere e proprie richieste di aiuto disperate.

È il caso, ad esempio, di una religiosa che, nel contesto dei tumulti del 1848, scrive a Pallotti chiedendo aiuto perché rischia di rimanere senza casa: non ha famiglia, non ha dove andare, e si affida completamente a lui.

In un altro episodio, Pallotti risponde indicando una soluzione concreta, mettendo in contatto la persona con una benefattrice, la Baronessa Kinski. Questo dettaglio, racconta P. Kupka, lo ha spinto a indagare ulteriormente, scoprendo la storia di questa donna, convertita al cattolicesimo e inserita nel tessuto sociale romano.

Un intreccio di relazioni che attraversa il mondo

Le lettere rivelano una rete sorprendente, che va ben oltre Roma. Missionari, religiosi, nobili, persone comuni: tutti si rivolgono a Pallotti.

Tra le scoperte più suggestive, P. Kupka racconta l’incontro con la figura di un vescovo missionario, Jean Baptiste Pompallier, che scrive a Pallotti dalla Nuova Zelanda. Un dettaglio nato quasi per caso, da una fotografia scattata in una chiesa romana, che si è poi rivelata parte di una storia più ampia.

Questa dimensione mostra come il carisma di Pallotti fosse già allora aperto al mondo.

Un volto profondamente umano del Santo

Attraverso queste lettere emerge con forza un San Vincenzo Pallotti vicino, accessibile, profondamente coinvolto nella vita delle persone.

La relazione che si percepisce è fatta di fiducia e confidenza. Molti scrivono a lui come a un padre spirituale, condividendo anche le situazioni più intime.

Una delle lettere più toccanti, racconta P. Kupka, è quella di un frate cappuccino scritta dopo la morte del Santo, senza saperlo: una lettera che “suona quasi come una confessione”, segno di un legame spirituale profondissimo.

Una ricchezza per tutta la Chiesa

Le lettere non riguardano solo l’ambiente Pallottino, ma toccano una rete molto più ampia. Tra i documenti emerge, ad esempio, una lettera del cardinale Luigi Lambruschini, scritta alla vigilia del conclave del 1846, che testimonia la fiducia riposta in Pallotti anche in momenti cruciali della vita ecclesiale.

Questo mostra come l’opera rappresenti un contributo prezioso non solo per la famiglia Pallottina, ma per la storia della Chiesa Cattolica.

Un dono nato dalla perseveranza

Dopo anni di lavoro, segnati anche da pause forzate e difficoltà personali, P. Kupka ha portato a compimento un’opera che lui stesso definisce, con semplicità, motivo di gratitudine: è stato “un grande arricchimento spirituale, storico e umano”.

Un invito al 9 aprile 2026

La presentazione ufficiale si terrà giovedì 9 aprile alle ore 17.00 presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda.

Un’occasione preziosa per conoscere da vicino questo straordinario lavoro e lasciarsi guidare, attraverso le voci di chi scriveva a Pallotti, alla scoperta di un volto ancora più profondo e vivo di San Vincenzo Pallotti.

L’Istituto San Vincenzo Pallotti presenta la versione digitale integrale della 58ª edizione della Rivista Apostolato Universale, numero speciale che raccoglie e consegna alla memoria ecclesiale il cammino del Giubileo Pallottino 2025. Dopo la diffusione dell’edizione cartacea, la pubblicazione online rende disponibili i contributi completi con testi originali e traduzioni, offrendo uno strumento di consultazione immediato e fruibile.

Questa edizione nasce nel contesto dell’Anno Giubilare della Speranza e trova la sua ispirazione nelle parole di San Vincenzo Pallotti: “Finché si vive, c’è speranza”. L’espressione, tratta da una lettera indirizzata a Padre Felice Randanini, non è uno slogan, ma una sintesi della visione spirituale del Fondatore. Per Pallotti, la speranza scaturisce dalla fiducia illimitata nella misericordia di Dio, dalla possibilità sempre aperta di conversione e dalla certezza che ogni persona, finché vive, è chiamata a corrispondere alla grazia.

Il Giubileo Pallottino ha voluto riportare al centro proprio questa convinzione: la speranza come forza che sostiene la missione, orienta il cammino spirituale e rinnova l’impegno apostolico di ogni battezzato. In questo orizzonte si colloca il primo Concorso internazionale di articoli promosso dall’Istituto, che ha coinvolto 35 giovani tra seminaristi, religiose con voti temporanei e laici universitari della Famiglia Pallottina. Non un semplice esercizio accademico, ma un’esperienza formativa capace di tradurre il carisma in riflessione viva e attuale.

La versione digitale valorizza questo percorso rendendo accessibili, accanto alle traduzioni in italiano e in inglese, anche i testi originali in portoghese e polacco. Una scelta editoriale che amplia le possibilità di studio e approfondimento e permette di accostare i contributi nella loro forma autentica.

Articoli vincitori del Concorso:                                                                                                   

  • “Pallotti – Homo vivens, ens sperans, homo viator” – Agnieszka Pawlak SAC
  • “Un pellegrino fatto tutto per tutti” – Bruno Coelho Gonçalves SAC
  • “Pallotti e l’arte di speranza nell’epoca dell’insicurezza” – Katarzyna Gruca SAC
  • “The Hope of a Charism” – João Marcelo Leite de Almeida SAC

Contributi di approfondimento:

  • “A esperança nos escritos de São Vicente Pallotti” – Juliano Dutra SAC e Jorge Calado Paúnde SAC
  • “I 100 anni di Storia Sacra della nostra Casa Madre: 1925–2025” – sr. Vittorina D’Imperio

Scarica la rivista completa – Edizione 58:

Anna Ferreira, Roma – Una nave parte da Trieste, diretta verso terre lontane e quasi sconosciute. A bordo, due giovani missionari tedeschi carichi di speranza e coraggio. Da quel viaggio nasce una storia che, negli anni, coinvolgerà centinaia di missionari e migliaia di persone. È questo il racconto dei 75 anni della missione Pallottina in India, celebrati nel primo incontro di studio e formazione del 2026 promosso dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma.

L’incontro dell’11 marzo all’Hotel Ponte Sisto ha riunito la famiglia Pallottina per commemorare i 75 anni di missione: da quei primi pionieri giunti nel 1951, oggi l’India è il paese che offre il maggior numero di vocazioni alla Società dell’Apostolato Cattolico.

Gli incontri di studio organizzati ogni anno dall’Istituto approfondiscono la spiritualità e il carisma di San Vincenzo Pallotti. Aperte al pubblico, queste occasioni diventano momenti di riflessione e formazione sui temi della missione Pallottina nel mondo.

I pionieri della missione

A guidare il viaggio nella storia è stato Padre Rahul Philips SAC, che ha illustrato le tappe principali della presenza Pallottina in India.

La missione ebbe inizio nel 1951 con l’arrivo dei primi missionari provenienti dalla Germania, inviati dalla Provincia del Sacro Cuore di Gesù: i sacerdoti Lorenz Scheu SAC e Werner Hunold SAC. Dopo trentadue giorni di navigazione dal porto di Trieste, raggiunsero Mumbai e si stabilirono a Raipur, nell’India centrale.

Il territorio affidato ai Pallottini era vasto: quasi quattro milioni di abitanti, ma poco più di duemila cattolici. Le difficoltà erano molte: lingua, clima, isolamento e scarsità di personale. In alcuni momenti si pensò persino di chiudere la missione, ma i pionieri decisero di restare e continuare con determinazione il loro servizio.

Poco dopo si unì a loro Padre Joseph Strittmatter SAC, pervenuto dalla Australia, le cui competenze tecniche furono fondamentali per costruire le prime strutture della giovane missione.

Il contributo di P. Ansgar Faller

Durante l’incontro è stata ricordata anche la figura di Ansgar Faller, pallottino tedesco e primo direttore dell’Istituto Pallotti. Missiologo e studioso appassionato, Faller promosse una forte coscienza missionaria nella Società e sostenne l’avvio della missione in India.

Per oltre cinquant’anni si dedicò allo studio della vita di San Vincenzo Pallotti e alle origini della Società, raccogliendo documenti, lettere e testimonianze ancora oggi preziose per la ricerca Pallottina. Il suo lavoro ha permesso di ricostruire con precisione la storia del fondatore e della nascita della Società.

Una missione che guarda al futuro

Oggi la missione Pallottina in India è cresciuta in modo significativo. Centinaia di membri operano in parrocchie, scuole e opere sociali, con una presenza diffusa in molte regioni del paese.

Particolare rilievo ha l’impegno nell’educazione, nella promozione dei laici e nel servizio alle comunità più vulnerabili. Negli ultimi decenni, molti Pallottini indiani sono stati inviati come missionari in altri continenti, rafforzando la dimensione internazionale della missione Pallottina.

Un momento di fraternità

L’incontro si è concluso con un momento di fraternità: gli studenti Pallottini indiani hanno offerto ai partecipanti un dolce tipico del loro paese, permettendo a tutti di assaporare simbolicamente la ricchezza della cultura di quel colorato paese. Un gesto semplice ma significativo, che ha ricordato come la missione Pallottina, nata dall’incontro tra popoli e culture diverse, continui oggi a costruire ponti tra continenti, generazioni e tradizioni.

Anna Ferreira, Roma – Il piedino è consumato davvero. Non per il tempo, ma per i baci. Migliaia di fedeli, nel corso degli anni, si sono messi in fila per sfiorarlo con le labbra, affidando al Bambinello di San Vincenzo Pallotti una preghiera, una speranza, una grazia da chiedere o da ringraziare. È una storia concreta, fatta di gesti ripetuti e di fede popolare che torna alla luce grazie al nuovo libro di Sara Alessandrini, “Bambinelli miracolosi – itinerario devozionale alla scoperta dei bambinelli miracolosi di Roma”.

Il volume accende i riflettori su una devozione profondamente radicata nella tradizione romana: quella ai Bambinelli custoditi in diverse chiese della Capitale. Non un semplice repertorio di statue, ma un itinerario che intreccia storia, spiritualità e indicazioni concrete per chi desidera mettersi in cammino.

Il Bambinello di Pallotti nel racconto del libro

Tra i cinque Bambinelli scelti dall’autrice, quello legato a San Vincenzo Pallotti occupa un posto speciale, soprattutto per la Famiglia Pallottina. L’immagine, in cartapesta, apparteneva personalmente al Santo. Fu realizzata grazie al contributo del principe Alessandro Torlonia e affidata allo scultore Pietro Cantagalli. La prima esposizione pubblica avvenne nel 1846 nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, in occasione dell’Ottavario dell’Epifania istituito dallo stesso Pallotti.

Al termine delle celebrazioni, il Santo prendeva il Bambinello tra le mani mentre i fedeli, in processione, si avvicinavano per baciare il piede. Con il passare degli anni, quel gesto ripetuto migliaia di volte consumò il piedino originale. Ne fu aggiunto uno in argento, destinato anch’esso a essere baciato.

Oggi l’immagine è esposta durante tutto l’anno al Santissimo Salvatore in Onda. Attorno all’urna si raccolgono centinaia di biglietti: richieste di aiuto, ringraziamenti per grazie ricevute, preghiere silenziose. È una devozione che non appartiene solo alla storia, ma al presente.

Un Itinerario per riscoprire Roma

Bambinelli miracolosi propone un percorso di circa un’ora tra alcune chiese del centro storico, corredato da spiegazioni storiche, indicazioni pratiche e strumenti utili, inclusi QR code con gli indirizzi dei luoghi. È una guida pensata per il pellegrino contemporaneo, ma anche per i romani che desiderano riscoprire tradizioni talvolta dimenticate.

L’idea nasce due anni fa, quando Alessandrini, allora universitaria, scopre nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli il primo Bambinello della sua ricerca. Da lì prende avvio un lavoro di studio e approfondimento.

“Ho sentito la volontà di rivalutare le devozioni popolari di Roma”, racconta. “Alcuni di questi Bambinelli sono stati dimenticati, anche da noi romani. Volevo farli conoscere, farli amare di nuovo”.

Il più importante sostenitore dell’autrice

Il volume è dedicato semplicemente: “A mio Padre”. È stato lui il più grande sostenitore del progetto, colui che la spronava con affetto: “Quando pubblicherai questo libro? Sbrigati!”.

Oggi quel desiderio è diventato realtà. E sebbene il papà sia partito per la casa del Padre, quella voce di incoraggiamento ha continuato a motivare Sara, spingendola a completare il progetto. Tra le pagine si avverte che questo non è soltanto un progetto editoriale, ma un atto d’amore.

Con questo nuovo lavoro, dopo il suo primo libro “Un’altra strada. I miei itinerari mariani in Italia”, Sara Alessandrini continua a raccontare i luoghi in cui la fede prende forma nella storia. E nel piedino consumato del Bambinello di San Vincenzo Pallotti resta impressa una verità che il libro riesce a comunicare con chiarezza: la devozione popolare, quando è autentica, lascia segni visibili. Nella materia. E soprattutto nel cuore delle persone.

La visita all’Istituto e la disponibilità del libro

Prima della pubblicazione, Sara Alessandrini è venuta presso la sede dell’Istituto San Vincenzo Pallotti per svolgere le sue ricerche storiche. La nostra biblioteca, specializzata nelle opere di San Vincenzo Pallotti e nella Roma dell’Ottocento, le ha fornito materiale fondamentale per arricchire il suo lavoro.

Con il libro in mano, in questo mese di febbraio 2026, Sara è tornata all’Istituto per donarci una copia, ora disponibile per il prestito agli utenti della biblioteca. È stata accolta dal direttore, Padre Daniel Luz Rocchetti, che ha espresso sincera gratitudine per il prezioso contributo della scrittrice.

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Un momento vissuto con il cuore colmo di gioia e gratitudine. È quanto hanno sperimentato i giovani Pallottini che, insieme a migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo, hanno partecipato all’udienza generale di Papa Leone XIV nell’Aula Paolo VI. Un’esperienza intensa, inserita nei giorni di studio e formazione che stanno vivendo a Roma sulle orme di San Vincenzo Pallotti.

L’atmosfera era carica di emozione. I giovani, provenienti dal Brasile e dalla Polonia e appartenenti a diverse vocazioni, si trovano nella Capitale per la Settimana di Studi e Formazione Pallottina, promossa dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma. La loro presenza è legata alla vittoria del concorso internazionale di articoli accademici pubblicati dalla rivista Apostolato Universale.

Il concorso nasce con l’obiettivo di approfondire e far conoscere il pensiero e le opere di San Vincenzo Pallotti, fondatore dell’Unione dell’Apostolato Cattolico, e si inserisce nel cammino del Giubileo Pallottino, che in questi giorni si avvia alla sua conclusione, richiamando il tema: “Finché c’è vita, c’è speranza”.

Tra i partecipanti, Bruno Coelho Gonçalves, in preparazione alla consacrazione perpetua, ha avuto anche la gioia di poter salutare il Santo Padre. “Incontrare il Papa è stato qualcosa di meraviglioso. Come Pallottino amo profondamente la Chiesa. Vedere il Santo Padre, chiedere la sua benedizione ed essere in comunione con lui e con tutta la Chiesa è un momento davvero speciale”, ha raccontato.

Riguardo al concorso di articoli, Bruno ha aggiunto: “È una gioia immensa, molto più grande di quanto immaginassi. Quando ho deciso di scrivere l’articolo, sognavo di vivere un’esperienza come questa, e oggi è diventata realtà. Porto con me un grande arricchimento umano e spirituale, lo studio su San Vincenzo Pallotti e un amore ancora più profondo per la Chiesa, che accompagneranno il mio cammino missionario e religioso”.

Il valore di questi giorni è stato sottolineato anche dal direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti, padre Daniel Rocchetti, che ha richiamato l’attualità spirituale e missionaria del fondatore.
“Stiamo vivendo giorni di grande gioia. Essere all’udienza con il Santo Padre, alla vigilia della festa di San Vincenzo Pallotti, è un dono. Durante la catechesi, Papa Leone XIV ha parlato della Dei Verbum, uno dei documenti centrali del Concilio Vaticano II”.

Padre Rocchetti ha aggiunto: “San Vincenzo Pallotti è profondamente legato al Concilio ed è considerato uno dei precursori dello spirito che lo ha animato. Anche oggi il Papa ci ha ricordato che la fede nasce dall’incontro con Gesù Cristo. È lo stesso messaggio che Pallotti ha trasmesso per tutta la sua vita”.

La Settimana di Studi e Formazione Pallottina, iniziata lunedì 19 gennaio, ha offerto ai partecipanti la possibilità di conoscere più da vicino gli scritti e i manoscritti del Santo Fondatore, insieme a momenti di confronto, preghiera e condivisione. Il percorso si concluderà venerdì 23 gennaio con una peregrinazione a San Giorgio in Umbria, terra d’origine della famiglia Pallotti.

Giorni semplici e intensi, che lasciano un segno profondo nel cammino umano e spirituale di questi giovani, chiamati a vivere e trasmettere l’eredità di San Vincenzo Pallotti nella Chiesa di oggi.

Roma, martedì 20 gennaio – Si è svolta all’insegna dell’ascolto, del dialogo e dell’approfondimento carismatico la seconda giornata della Settimana di Studio e Formazione dedicata ai vincitori del concorso di articoli promosso dalla rivista Apostolato Universale. Un programma intenso ha accompagnato i giovani Pallottini in un percorso di studio, confronto e scoperta delle radici del carisma.

Nel corso della giornata si è svolto l’incontro con il Rettore Generale della Società dell’Apostolato Cattolico, P. Zenon Hanas SAC, che ha accolto con gioia i partecipanti, esprimendo gratitudine per l’impegno dimostrato nello studio e nella ricerca sulla figura di San Vincenzo Pallotti. Il Rettore Generale ha ringraziato il team dell’Istituto Pallotti di Roma per l’iniziativa del concorso e tutti i 35 giovani Pallottini da diverse parti del mondo che hanno risposto all’invito, inviando un articolo sul tema: “Finché si vive, c’è speranza”.

Rivolgendosi in particolare ai vincitori, P. Zenon Hanas ha parlato di una “doppia gioia”: il riconoscimento del proprio lavoro di scrittura e ricerca e, allo stesso tempo, la possibilità di essere a Roma per approfondire ulteriormente la conoscenza del Santo fondatore. “Un Salesiano conosce Don Bosco, i Francescani conoscono San Francesco: anche i Pallottini devono conoscere Pallotti”, ha affermato.

Nel suo intervento, il Rettore Generale ha sottolineato l’importanza di studiare San Vincenzo Pallotti, la sua storia e lo sviluppo del carisma Pallottino. Gli scritti del Fondatore, ha ricordato, restano di grande attualità: “Voi siete giovani e sapete parlare ai giovani. Avete la capacità di individuare nella vita di Pallotti quelle storie che possono ancora oggi toccare e parlare alle nuove generazioni”.

Zenon ha inoltre richiamato la straordinaria capacità unificante di Pallotti, capace di mettere insieme persone provenienti da diverse realtà sociali, culturali ed ecclesiali. “Abbiamo la responsabilità di custodire il materiale storico e la memoria – ha sottolineato – ma anche di aprirli al mondo intero: conoscere il passato per saperlo tradurre nel presente”.

Durante il dialogo, Agnieszka Pawlak SAC ha posto una domanda sulle visite canoniche e sull’attualità del carisma Pallottino. Nella sua risposta, il Rettore Generale ha espresso una profonda convinzione: “Sono certo che il carisma è attuale. Aggiornare il pensiero di Pallotti dipende da noi”. Ha poi evidenziato come, pur nella diversità dei contesti e delle modalità operative, le comunità Pallottine nel mondo condividano lo stesso carisma, vissuto insieme da laici, consacrate e sacerdoti. Non a caso, ha ricordato, San Vincenzo Pallotti fu canonizzato subito dopo il Concilio Vaticano II: il suo pensiero aveva già contribuito a preparare la Chiesa a quel grande passaggio storico.

Concluso l’incontro con il Rettore Generale, il programma del secondo giorno è proseguito con ulteriori momenti di dialogo e formazione. I partecipanti hanno preso parte al dialogo con P. Derry Murphy, dedicato al tema “Leggere e studiare le Opere Complete del Santo Fondatore”, che ha sottolineato l’importanza di un approccio serio e appassionato ai testi di San Vincenzo Pallotti come fonte viva per la ricerca e per la missione oggi.

Con P. Daniel Rocchetti, i vincitori del concorso hanno poi avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la missione e il servizio dell’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma. La giornata si è infine arricchita con la visita alla Biblioteca dell’Istituto, alla stanza di San Vincenzo Pallotti e al Museo a lui dedicato, permettendo ai partecipanti di entrare in contatto diretto con i luoghi, i testi e gli oggetti che custodiscono la memoria viva del Fondatore.

Un’esperienza che ha unito studio, dialogo e spiritualità, rafforzando il legame tra le nuove generazioni e le radici del carisma Pallottino.

Anna Ferreira, Roma – Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra chiedere attenzione: notifiche, immagini, aggiornamenti continui. Oggi il valore di un gesto si misura spesso dai numeri e dalla visibilità; il silenzio, invece, appare quasi sospetto, come se ciò che non si vede non esistesse.

È proprio in questo contesto che la figura di San Vincenzo Pallotti irrompe come una provocazione benefica. Nel nostro mondo che esige vetrine, Pallotti scelse l’invisibile. Nel nostro mondo che premia l’apparire, lui cercò l’essenziale. Nel nostro mondo che distribuisce  riconoscimenti, lui evitò ogni merito.

Durante la nostra conversazione, Madre Stella Marotta ha definito questo stile con parole che restano nel cuore: “Il Regno di Dio avanza attraverso il bene che non fa rumore. È un seme che lavora in profondità.”

La forza del poco: voci di Madre Stella Marotta

Nello studio preparato per la giornata del 10 dicembre, Madre Stella insiste su un punto: la costanza nel poco. Non eroismi, non gesti spettacolari, non grandi discorsi. Il metro Pallottino è sobrio: ascoltare, pregare, servire, accompagnare. Se oggi molti cercano approvazione immediata, nell’Ottocento la tentazione aveva altre forme: il prestigio ecclesiastico, l’onore cittadino, la lode pubblica. Pallotti rifiutò tutto questo. Non cercò titoli, non cercò posizioni, non cercò protagonismo. La sua “gloria” erano le anime: ascoltarle, guarirle, sostenerle.

Madre Stella lo dice chiaramente: “Pallotti non chiede di fare grandi cose, ma di vivere bene le piccole, con amore e continuità. È lì che nasce la santità.”

Un episodio che illumina: l’Ottavario dell’Epifania

Il tema di questa giornata mi ha riportato alla memoria un episodio straordinario della vita di Pallotti, raccontato dalle cronache romane dell’Ottocento: la celebrazione dell’Ottavario dell’Epifania.

Fu un’opera che iniziò nel più assoluto silenzio. Pallotti la pensò, la sognò e la organizzò senza clamore, con l’umiltà di chi prepara il terreno senza chiedere nulla in cambio.
Curava ogni dettaglio delle celebrazioni con attenzione, convinto che l’unità dei cristiani e l’evangelizzazione dei popoli avessero bisogno soprattutto di preghiera e bellezza spirituale.

Col passare degli anni, quell’iniziativa crebbe. Roma se ne accorse. E non per una campagna promozionale, ma per i frutti: conversioni, testimonianze, una fede che tornava a brillare.

Fu allora che Papa Pio IX, conoscendo da vicino la virtù e lo zelo di Pallotti, decise di partecipare in persona alla chiusura solenne dell’Ottavario, il 13 gennaio 1847. Le cronache romane dell’epoca raccontano la meraviglia del popolo e la potenza delle parole del Papa, che tuonò contro la bestemmia e incoraggiò i romani a custodire la fede con coraggio.

E Pallotti? I cronisti dell’epoca descrivono un uomo che si commosse profondamente, ma fece di tutto per non essere al centro della scena. Si ritirò, si nascose, quasi a dire: “Non è mia quest’opera: è di Dio.”

In un tempo che premiava i protagonisti, Pallotti scelse ancora una volta la via della discrezione.
È questo ricordo, nato proprio dal tema di questa giornata, che rende ancora più vivo ciò che Madre Stella chiama “il seme nascosto che cambia il mondo”.

Una serata per imparare dal silenzio

Per scoprire come vivere questo apostolato silenzioso nella vita quotidiana, l’Istituto San Vincenzo Pallotti invita tutti a partecipare alla giornata formativa del 10 dicembre alle 18:30 all’Hotel Ponte Sisto di Roma.

Lo studio di Madre Stella Marotta, che approfondisce proprio questo stile di apostolato, sarà presentato da suor Ellen Cirila, perché Madre Stella si trova in Brasile per un impegno come Madre Generale.

Sarà un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltare e lasciarsi provocare dal silenzio di Pallotti, riscoprendo che un piccolo gesto, vissuto con amore e costanza, può davvero cambiare il mondo.

L’incontro sarà trasmesso in diretta su YouTube.
Segui la live al link: https://youtube.com/live/8gQZLN1OBtA?feature=share