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Un momento vissuto con il cuore colmo di gioia e gratitudine. È quanto hanno sperimentato i giovani Pallottini che, insieme a migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo, hanno partecipato all’udienza generale di Papa Leone XIV nell’Aula Paolo VI. Un’esperienza intensa, inserita nei giorni di studio e formazione che stanno vivendo a Roma sulle orme di San Vincenzo Pallotti.

L’atmosfera era carica di emozione. I giovani, provenienti dal Brasile e dalla Polonia e appartenenti a diverse vocazioni, si trovano nella Capitale per la Settimana di Studi e Formazione Pallottina, promossa dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma. La loro presenza è legata alla vittoria del concorso internazionale di articoli accademici pubblicati dalla rivista Apostolato Universale.

Il concorso nasce con l’obiettivo di approfondire e far conoscere il pensiero e le opere di San Vincenzo Pallotti, fondatore dell’Unione dell’Apostolato Cattolico, e si inserisce nel cammino del Giubileo Pallottino, che in questi giorni si avvia alla sua conclusione, richiamando il tema: “Finché c’è vita, c’è speranza”.

Tra i partecipanti, Bruno Coelho Gonçalves, in preparazione alla consacrazione perpetua, ha avuto anche la gioia di poter salutare il Santo Padre. “Incontrare il Papa è stato qualcosa di meraviglioso. Come Pallottino amo profondamente la Chiesa. Vedere il Santo Padre, chiedere la sua benedizione ed essere in comunione con lui e con tutta la Chiesa è un momento davvero speciale”, ha raccontato.

Riguardo al concorso di articoli, Bruno ha aggiunto: “È una gioia immensa, molto più grande di quanto immaginassi. Quando ho deciso di scrivere l’articolo, sognavo di vivere un’esperienza come questa, e oggi è diventata realtà. Porto con me un grande arricchimento umano e spirituale, lo studio su San Vincenzo Pallotti e un amore ancora più profondo per la Chiesa, che accompagneranno il mio cammino missionario e religioso”.

Il valore di questi giorni è stato sottolineato anche dal direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti, padre Daniel Rocchetti, che ha richiamato l’attualità spirituale e missionaria del fondatore.
“Stiamo vivendo giorni di grande gioia. Essere all’udienza con il Santo Padre, alla vigilia della festa di San Vincenzo Pallotti, è un dono. Durante la catechesi, Papa Leone XIV ha parlato della Dei Verbum, uno dei documenti centrali del Concilio Vaticano II”.

Padre Rocchetti ha aggiunto: “San Vincenzo Pallotti è profondamente legato al Concilio ed è considerato uno dei precursori dello spirito che lo ha animato. Anche oggi il Papa ci ha ricordato che la fede nasce dall’incontro con Gesù Cristo. È lo stesso messaggio che Pallotti ha trasmesso per tutta la sua vita”.

La Settimana di Studi e Formazione Pallottina, iniziata lunedì 19 gennaio, ha offerto ai partecipanti la possibilità di conoscere più da vicino gli scritti e i manoscritti del Santo Fondatore, insieme a momenti di confronto, preghiera e condivisione. Il percorso si concluderà venerdì 23 gennaio con una peregrinazione a San Giorgio in Umbria, terra d’origine della famiglia Pallotti.

Giorni semplici e intensi, che lasciano un segno profondo nel cammino umano e spirituale di questi giovani, chiamati a vivere e trasmettere l’eredità di San Vincenzo Pallotti nella Chiesa di oggi.

Anna Ferreira, Roma – Nella Roma dell’Ottocento, tra le strade polverose percorse da pellegrini e il silenzio immobile delle chiese, prendevano forma incontri che il tempo avrebbe trasformato in profezia. Uno di questi fu quello tra San Vincenzo Pallotti, il “povero prete romano” dal cuore universale, e un giovane ecclesiastico ancora lontano dal soglio pontificio: Vincenzo Gioacchino Pecci, futuro Papa Leone XIII.

Correva l’anno 1843. Pecci, allora arcivescovo titolare di Damietta e destinato a una carriera diplomatica, era stato chiamato a ricoprire l’incarico di nunzio apostolico in Belgio. Ma qualcosa dentro di lui esitava. Il distacco, l’incertezza, il peso della responsabilità lo frenavano. Fu allora che il cardinale Luigi Lambruschini – secondo le memorie tramandate nella Famiglia Pallottina – lo indirizzò a un incontro con San Vincenzo Pallotti. Ne seguirono due colloqui intensi, profondi, che cambiarono tutto.

Pallotti, con la sua calma spirituale e la visione limpida del Vangelo incarnato nella vita, seppe infondere nel giovane Pecci non solo fiducia, ma una nuova chiave di lettura della missione. E Pecci partì. Fu in Belgio che conobbe le sfide della Chiesa nel mondo moderno, le tensioni tra fede e cultura, tra autorità e libertà. Quell’esperienza sarebbe diventata fondamentale per l’architettura spirituale e sociale del suo futuro pontificato.

Quando Pecci, molti anni dopo, salì al soglio pontificio con il nome di Leone XIII, quel seme piantato da Pallotti era ormai diventato un albero vigoroso. Leone XIII fu il Papa della Rerum Novarum, padre della Dottrina Sociale della Chiesa, il pontefice che cercò un dialogo nuovo tra fede e modernità.
E quel legame con Pallotti, lungi dall’essere dimenticato, rimase impresso persino nella sua stanza privata, dove custodiva un busto del Santo: segno visibile di una stima profonda e duratura.

Quel busto oggi si trova nella “Stanza dei Ricordi” del Museo di San Vincenzo Pallotti a Roma. Vi è giunto non per caso, ma per volontà dello stesso Papa Leone XIII, che nel suo testamento espresse il desiderio che quell’oggetto, a lui particolarmente caro, tornasse ai figli spirituali di Pallotti.
Un gesto che sigilla, anche dopo la morte, un legame personale e spirituale destinato a rimanere vivo.

Oggi, nel 2025, quel nome – Leone – torna a risuonare sulle labbra della Chiesa con l’elezione di Papa Leone XIV. Un nome che non è solo omaggio, ma continuità.
Nelle sue prime parole, fatte di pace, di ascolto, di costruzione di ponti, si percepisce lo stesso spirito che guidò Pallotti e Pecci: uno spirito di apertura, di responsabilità, di missione condivisa.

Per l’Istituto San Vincenzo Pallotti, per l’intera Famiglia Pallottina, questo è un tempo di memoria e profezia.
Memoria di un’amicizia spirituale che ha segnato la storia. Profezia di una Chiesa che, ancora oggi, sente il bisogno di ravvivare la fede, accendere la carità e unire tutti in Cristo.

Come allora Pallotti seppe orientare, con discrezione e profondità, il cammino di un giovane chiamato a grandi responsabilità, così oggi ci invita tutti a fare lo stesso passo di fede: ascoltare, discernere, e dire con fiducia il nostro “sì” al Signore, come Maria.

Perché non c’è Papa, né pastore, né battezzato che non abbia bisogno di un amico spirituale che incoraggi, sostenga e indichi la via, aiutandolo a riconoscere la volontà di Dio nella propria storia. E se ieri quel compagno di cammino fu San Vincenzo Pallotti, oggi lo possono essere, non meno, i suoi figli e figlie spirituali: sacerdoti, fratelli, suore, e i laici e le laiche dell’Unione dell’Apostolato Cattolico. Ognuno di loro, con la propria vocazione, è chiamato a essere ancora una volta una presenza discreta ma luminosa accanto a chi cerca orientamento, consolazione, verità.

In un mondo che cambia rapidamente, dove la solitudine e la frammentazione rischiano di spegnere la speranza, la missione Pallottina continua: farsi prossimi, accendere la carità, ravvivare la fede e unire tutti in Cristo.

Così la memoria si fa eredità viva, e la profezia si traduce in cammino condiviso.

Come Pallotti, come Maria, anche noi possiamo lasciarci guidare dallo Spirito Santo di Dio, che chiama ognuno per nome, oggi come allora.