Anna Ferreira, Roma – Nel 2026 ricorrono i cinquant’anni del martirio dei Pallottini assassinati durante la dittatura militare in Argentina: sacerdoti e religiosi uccisi nella notte del 4 luglio 1976 nella parrocchia di San Patricio, a Buenos Aires, in uno degli episodi più drammatici della repressione del regime militare.
A partire da questa ricorrenza, l’Istituto San Vincenzo Pallotti promuove il prossimo 20 maggio, alle ore 18.30, presso l’Hotel Ponte Sisto, un incontro di studio e formazione dal titolo: “La speranza che resiste: i cristiani perseguitati nel XX secolo e nell’epoca contemporanea. Memoria, denuncia e impegno per la giustizia e la pace”.
Relatore dell’incontro sarà Mons. Marco Gnavi, da anni impegnato nella custodia della memoria dei nuovi martiri e dei testimoni della fede. Nelle parole raccolte in questa intervista emerge il significato profondo di una testimonianza cristiana che continua a illuminare anche il nostro tempo.
La luce fragile e invincibile della speranza
Per Mons. Gnavi, parlare oggi di “speranza che resiste” significa anzitutto guardare ai volti concreti di uomini e donne che, nel cuore delle persecuzioni, hanno scelto di non cedere al male.
“L’opposizione al male dei cristiani”, spiega, “ha il volto umile di donne, uomini, anziani e talvolta giovanissimi, uccisi perché in essi era riconoscibile un’altra forza rispetto alle idolatrie del mondo”.
È una testimonianza che attraversa l’intero Novecento: dai totalitarismi del nazismo e del comunismo fino alle violenze genocidarie che hanno segnato Africa, Asia e America Latina. Ed è impossibile, in questo contesto, non pensare proprio ai Pallottini argentini di San Patricio, vittime di una dittatura che tentò di spegnere ogni voce di giustizia, solidarietà e Vangelo.
Mons. Gnavi, segretario della Commissione Nuovi Martiri e Testimoni della Fede istituita da Papa Francesco, insiste sulla necessità di custodire questa memoria: “Molto resta ancora da fare perché la memoria di questi militi ignoti della causa di Cristo non vada perduta”.
La sua immagine è potente: “La speranza resiste come la luce del cero pasquale nella notte. Anche una sola luce accesa incrina il potere delle tenebre”.
I martiri parlano ancora al nostro tempo
Lontano dall’essere soltanto una pagina dolorosa della storia, il martirio continua a interrogare il presente.
Secondo Mons. Gnavi, i martiri del XX secolo e dell’epoca contemporanea ci ricordano che la fede cristiana non fugge le ferite della storia, ma le attraversa con amore e perseveranza.
“Hanno creduto, hanno amato, senza fuggire i dolori e le ferite dell’umanità. Hanno perseverato nella carità e sperato contro ogni speranza”.
Parole che assumono una particolare forza proprio nel ricordo dei religiosi Pallottini argentini, rimasti accanto al loro popolo in uno dei momenti più oscuri della storia latinoamericana.
Mons. Gnavi richiama anche la testimonianza dei martiri di Abitene del 304, che davanti alla persecuzione affermarono: “Sine Dominico non possumus” che in italiano significa: “senza il Signore non possiamo vivere”.
È questo, spiega, il “coraggio disarmato” dei cristiani: una forza che non nasce dal potere, ma dalla fedeltà al Vangelo e alle Beatitudini.
Contro la cultura del nemico
Nell’intervista emerge con forza anche la responsabilità delle comunità cristiane davanti ai conflitti e alle persecuzioni di oggi.
“Dobbiamo operare per riconciliare, sminare il terreno dalla cultura del nemico”, afferma Mons. Gnavi. “Se il mondo si riarma pericolosamente, noi dobbiamo armarci di cultura del dialogo”.
È una riflessione che acquista un peso particolare ricordando quanto accadde durante la dittatura argentina, quando l’odio ideologico trasformò l’altro in un nemico da eliminare.
Per Mons. Gnavi, la pace non è mai astratta: nasce dalla prossimità ai poveri, dalla difesa dei più deboli, dalla capacità di custodire la dignità umana anche nei contesti più violenti.
“La mitezza”, aggiunge, “è la tenacia rocciosa di chi sa che il male non può prevalere”.
Una memoria che diventa responsabilità
Il cinquantesimo anniversario del martirio dei Pallottini argentini non è dunque soltanto un anniversario. È una domanda rivolta alla Chiesa e alla società contemporanea.
Che cosa significa oggi essere testimoni del Vangelo in un mondo attraversato da guerre, violenze e nuove forme di persecuzione? Quale responsabilità abbiamo nel difendere la dignità umana, costruire la pace, custodire la memoria dei martiri?
Mons. Gnavi conclude indicando una strada semplice e radicale insieme: ogni volta che un povero viene soccorso, ogni volta che si costruisce comunione invece di divisione, “può risorgere l’alba di un giorno nuovo”.
Per questo l’incontro del 20 maggio non sarà soltanto un momento di approfondimento storico o culturale. Sarà soprattutto un’occasione per lasciarsi interrogare dalla testimonianza di uomini che, nel tempo della violenza e della paura, hanno scelto di restare fedeli al Vangelo fino al dono della vita.
