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Anna Ferreira, Roma – “I martiri non parlano di morte, ma di una vita che affronta anche la morte”. Con queste parole monsignor Marco Gnavi ha aperto una profonda riflessione sul significato della testimonianza cristiana nel tempo delle guerre e delle persecuzioni, intervenendo all’incontro di studio e formazione promosso dall’Istituto San Vincenzo Pallotti il 20 maggio scorso a Roma.

L’appuntamento, dal titolo “La speranza che resiste: i cristiani perseguitati nel XX secolo e nell’epoca contemporanea. Memoria, denuncia e impegno per la giustizia e la pace”, si è svolto presso l’Hotel Ponte Sisto in occasione del cinquantesimo anniversario del martirio dei Pallottini assassinati durante la dittatura militare argentina.

Nella notte tra il 3 e il 4 luglio 1976 furono uccisi nella parrocchia di San Patricio, a Buenos Aires, i sacerdoti Pallottini Alfredo Kelly, Alfredo Leaden e Pedro Dufau insieme ai seminaristi Salvador Barbeito ed Emilio Barletti, in uno degli episodi più drammatici della repressione del regime militare argentino.

Ad aprire l’incontro è stato Padre Daniel Rocchetti SAC, direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti, che ha invitato la famiglia Pallottina e tutta la Chiesa a lasciarsi interrogare dalla testimonianza dei martiri. “Stiamo davvero dando la vita per Gesù? Stiamo veramente nelle frontiere della giustizia e della pace?”, ha domandato, ricordando come i martiri siano uomini e donne che non si sono “ritirati dalle frontiere” del Vangelo.

Cuore dell’incontro è stato l’intervento di monsignor Gnavi, parroco della Basilica di Santa Maria in Trastevere e assistente della Comunità di Sant’Egidio, da anni impegnato nella custodia della memoria dei nuovi martiri. Ripercorrendo le grandi persecuzioni del Novecento, il sacerdote ha definito il secolo scorso “un secolo di grandi progressi ma anche un secolo di sangue”, segnato da guerre mondiali, genocidi, totalitarismi e violenze contro i cristiani in diversi continenti.

Nel suo intenso intervento ha ricordato figure come Massimiliano Kolbe, i monaci di Tibhirine in Algeria, i missionari uccisi in Congo, Pakistan e Medio Oriente, sottolineando come il martirio cristiano sia sempre legato alla scelta della pace, della fraternità e della vicinanza ai poveri. “I martiri hanno scelto di non ritirarsi dalla frontiera”, ha affermato, spiegando che la loro testimonianza continua ancora oggi a illuminare un mondo attraversato da conflitti, fake news e nuove forme di violenza.

Monsignor Gnavi ha inoltre insistito sul valore della memoria: “La memoria dei martiri è un fatto di fede, di debito e di riconoscenza”. Secondo il sacerdote, la Chiesa è chiamata a custodire queste testimonianze non come semplice ricordo storico, ma come provocazione per il presente e per il futuro.

Particolarmente toccante anche la video-testimonianza di Padre Rodolfo Capalozza SAC, sopravvissuto al massacro di San Patricio e autore del libro “Ciò che ho visto e udito sui miei cinque fratelli Pallottini”. All’epoca dei fatti era un giovane postulante della comunità Pallottina e ha ricordato il clima di paura e violenza vissuto durante gli anni della dittatura argentina.

A contestualizzare storicamente il periodo è stato Fabian Alberto D’Antonio, curatore editoriale e traduttore dell’edizione italiana del volume. Il relatore ha ripercorso le tensioni politiche, sociali ed ecclesiali dell’Argentina degli anni sessanta e settanta, segnata dalla Guerra Fredda, dalla radicalizzazione ideologica e dalla repressione della dittatura militare.

D’Antonio ha evidenziato come, nel clima nato dopo il Concilio Vaticano II e la Conferenza di Medellín del 1968, molti sacerdoti e religiosi latinoamericani avessero scelto di vivere accanto ai poveri e agli emarginati, denunciando le ingiustizie sociali. Una scelta che costò la vita a numerosi testimoni della fede, tra cui i Pallottini di San Patricio, Padre Carlos Mugica e monsignor Enrique Angelelli.

L’intero incontro è stato trasmesso in diretta sul canale YouTube dell’Istituto San Vincenzo Pallotti ed è disponibile online:

https://www.youtube.com/live/OwB_KjMme5g?si=r5T4OReStYbTL3Qd

Anna Ferreira, Roma – Una nave parte da Trieste, diretta verso terre lontane e quasi sconosciute. A bordo, due giovani missionari tedeschi carichi di speranza e coraggio. Da quel viaggio nasce una storia che, negli anni, coinvolgerà centinaia di missionari e migliaia di persone. È questo il racconto dei 75 anni della missione Pallottina in India, celebrati nel primo incontro di studio e formazione del 2026 promosso dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma.

L’incontro dell’11 marzo all’Hotel Ponte Sisto ha riunito la famiglia Pallottina per commemorare i 75 anni di missione: da quei primi pionieri giunti nel 1951, oggi l’India è il paese che offre il maggior numero di vocazioni alla Società dell’Apostolato Cattolico.

Gli incontri di studio organizzati ogni anno dall’Istituto approfondiscono la spiritualità e il carisma di San Vincenzo Pallotti. Aperte al pubblico, queste occasioni diventano momenti di riflessione e formazione sui temi della missione Pallottina nel mondo.

I pionieri della missione

A guidare il viaggio nella storia è stato Padre Rahul Philips SAC, che ha illustrato le tappe principali della presenza Pallottina in India.

La missione ebbe inizio nel 1951 con l’arrivo dei primi missionari provenienti dalla Germania, inviati dalla Provincia del Sacro Cuore di Gesù: i sacerdoti Lorenz Scheu SAC e Werner Hunold SAC. Dopo trentadue giorni di navigazione dal porto di Trieste, raggiunsero Mumbai e si stabilirono a Raipur, nell’India centrale.

Il territorio affidato ai Pallottini era vasto: quasi quattro milioni di abitanti, ma poco più di duemila cattolici. Le difficoltà erano molte: lingua, clima, isolamento e scarsità di personale. In alcuni momenti si pensò persino di chiudere la missione, ma i pionieri decisero di restare e continuare con determinazione il loro servizio.

Poco dopo si unì a loro Padre Joseph Strittmatter SAC, pervenuto dalla Australia, le cui competenze tecniche furono fondamentali per costruire le prime strutture della giovane missione.

Il contributo di P. Ansgar Faller

Durante l’incontro è stata ricordata anche la figura di Ansgar Faller, pallottino tedesco e primo direttore dell’Istituto Pallotti. Missiologo e studioso appassionato, Faller promosse una forte coscienza missionaria nella Società e sostenne l’avvio della missione in India.

Per oltre cinquant’anni si dedicò allo studio della vita di San Vincenzo Pallotti e alle origini della Società, raccogliendo documenti, lettere e testimonianze ancora oggi preziose per la ricerca Pallottina. Il suo lavoro ha permesso di ricostruire con precisione la storia del fondatore e della nascita della Società.

Una missione che guarda al futuro

Oggi la missione Pallottina in India è cresciuta in modo significativo. Centinaia di membri operano in parrocchie, scuole e opere sociali, con una presenza diffusa in molte regioni del paese.

Particolare rilievo ha l’impegno nell’educazione, nella promozione dei laici e nel servizio alle comunità più vulnerabili. Negli ultimi decenni, molti Pallottini indiani sono stati inviati come missionari in altri continenti, rafforzando la dimensione internazionale della missione Pallottina.

Un momento di fraternità

L’incontro si è concluso con un momento di fraternità: gli studenti Pallottini indiani hanno offerto ai partecipanti un dolce tipico del loro paese, permettendo a tutti di assaporare simbolicamente la ricchezza della cultura di quel colorato paese. Un gesto semplice ma significativo, che ha ricordato come la missione Pallottina, nata dall’incontro tra popoli e culture diverse, continui oggi a costruire ponti tra continenti, generazioni e tradizioni.

Anna Ferreira, Roma –  Che cosa significa davvero servire Cristo quando nessuno ci guarda?
È stata questa la domanda che ha attraversato la sala Vivaldi dell’Hotel Ponte Sisto a Roma, dove la Famiglia Pallottina si è riunita per l’ultimo incontro di studio e formazione del 2025, promosso dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma. Al centro della serata, il cuore della spiritualità Pallottina: la vita di Cristo e l’intuizione di san Vincenzo Pallotti, che ha consegnato alla Chiesa un carisma fatto di carità, missione e profonda unione con Dio.

L’occasione è stata la presentazione dello studio di Madre Stella Marotta, “Un apostolato occulto per ravvivare la fede tra i cattolici: punti di quotidianità apostolica”. Madre Stella, che ha scritto gran parte del testo pregando davanti alle spoglie di san Vincenzo Pallotti nella Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, non ha potuto essere presente per impegni legati al suo servizio di Madre Generale. Per questo ha affidato la presentazione a suor Ellen Cirila, chiedendole personalmente di condividere il suo studio con tutta la Famiglia Pallottina.

Una serata viva, più di una conferenza: un incontro

Fin dalle prime parole, suor Ellen ha trasformato la sala in un luogo di ascolto e di dialogo. Ha rivolto domande, ha invitato diversi partecipanti a leggere brani del testo e ha reso tutti parte di un cammino comune. La sua conduzione dinamica ha fatto sì che lo studio di Madre Stella non fosse solo da ascoltare, ma da vivere insieme.

Lo studio conduce nel cuore del carisma Pallottino: san Vincenzo Pallotti che, nel suo discernimento, matura la certezza di dover “istituire l’Unione nella Chiesa”, intuendo che la missione è di tutti e che ogni battezzato ha un ruolo nell’annuncio del Vangelo. Madre Stella mette in luce la profondità dell’“apostolato occulto”, definito come un apostolato “all’infrarosso”, vissuto lontano dagli sguardi ma visto da Dio, e capace di sostenere ogni altra azione apostolica. È il battito nascosto che dà vita alle opere visibili, la dimensione che Pallotti ha incarnato nella sua adorazione silenziosa, nel suo ministero instancabile e nella compassione verso i più fragili.

Nazaret come scuola: la vita nascosta di Cristo

Uno dei passaggi più intensi è stato quello dedicato alla vita nascosta di Gesù a Nazaret, che Madre Stella presenta come vera “scuola dell’apostolato”. Per trent’anni Cristo ha imparato, nel silenzio e nella semplicità, la fedeltà, il lavoro, l’amore discreto. Maria, Regina degli Apostoli pur senza aver predicato, e san Giuseppe, con il valore del suo lavoro quotidiano, emergono come maestri di un apostolato che non fa rumore e che prepara alla missione pubblica.

In questa luce, suor Ellen ha evidenziato quanto Pallotti desiderasse che i suoi figli spirituali vivessero la stessa unione tra interiorità e servizio, tra preghiera e gesti concreti, tra contemplazione e carità quotidiana.

Un dialogo ricco: la partecipazione dei presenti

Nella parte conclusiva dell’incontro, la riflessione è cresciuta grazie agli interventi dei partecipanti, che hanno mostrato quanto il tema dell’apostolato nascosto sia attuale.
Padre Derry Murphy SAC, Primo Consultore Generale, ha richiamato l’attenzione sul bisogno di rendere concreto l’apostolato quotidiano, trasformando lo studio ascoltato in scelte reali di vita.
Padre Vanderlei Luiz Cargnin SAC, Economo Generale, ha ampliato lo sguardo interrogandosi su come custodire il valore dell’apostolato occulto nell’epoca dei social media, dove tutto sembra richiedere visibilità.
Gabriella Acerbi, Presidente dell’UAC, ha ricordato l’importanza di una testimonianza cristiana riconoscibile non tanto per le parole, quanto per il modo di vivere: gesti semplici, sorrisi, accoglienza.
Claudia Donnini ha richiamato l’attenzione sull’apostolato nascosto di Gesù stesso, che ha donato la vita nel silenzio di un amore totale.
Donatella Acerbi ha posto infine l’accento sulla parola “disponibilità”, una dimensione essenziale del carisma Pallottino che merita di essere riscoperta.

Gli interventi, diversi ma convergenti, hanno mostrato come la riflessione proposta da Madre Stella non appartenga al passato, ma interpelli il presente: la vita di oggi, le nostre relazioni, il modo in cui ciascuno può essere apostolo nel quotidiano.

Nel concludere, suor Ellen ha espresso, a nome suo e di Madre Stella, il desiderio che quanto vissuto non resti solo un passaggio intellettuale, ma diventi per ciascuno un invito a rinnovare la propria vita interiore e a ritrovare motivazione nell’apostolato quotidiano. Una realtà ben riassunta da una delle espressioni più forti del carisma Pallottino: il vero apostolato nasce dal cuore unito a Cristo, cresce nel silenzio, si alimenta nella preghiera e si traduce in gesti semplici di amore. L’incontro si è concluso con lo sguardo rivolto a Cristo e al Fondatore, nella consapevolezza che l’apostolato più fecondo è spesso quello che non si vede, ma che Dio riconosce e accoglie.

 

Spesso il bene più autentico comincia senza rumore. È il caso di San Vincenzo Pallotti, che nella vita silenziosa della Sacra Famiglia vide un modello di apostolato profondo e concreto, capace di cambiare il mondo senza clamore. A questo nucleo sorgivo del pensiero Pallottino è dedicata la giornata di studio e formazione del 10 dicembre, organizzata dall’Istituto San Vincenzo Pallotti all’Hotel Ponte Sisto di Roma.

Per comprendere meglio l’ispirazione e la struttura di quest’appuntamento, abbiamo intervistato Madre Stella Marotta, autrice dello studio che sarà presentato durante la serata.
Il suo punto di partenza è semplice ma radicale: tornare allo sguardo di Pallotti e alla vita di Nazareth per riscoprire un apostolato capace di operare nel silenzio.

“Dalla vita nascosta di Nazareth – ci ha spiegato durante l’intervista – Pallotti ci indica un apostolato che lavora nel silenzio, ma costruisce ponti, apre strade, genera pace.”

Lo studio firmato da Madre Stella verrà letto e presentato da suor Ellen Cirila, che accompagnerà i partecipanti attraverso le sue pagine offrendo prospettive spirituali e concrete per la vita quotidiana.

Mai come oggi, osserva Madre Stella, il messaggio Pallottino è attuale:
la testimonianza cristiana è spesso frenata dalla pressione culturale, dalla velocità dei ritmi, dall’indifferenza diffusa. Eppure, è proprio in quest’ambiente che l’apostolato occulto può diventare una via controcorrente e necessaria, restituendo al vangelo la sua forza quotidiana.

Nel corso dell’intervista, Madre Stella ci ha anche confidato quali figure hanno plasmato il suo sguardo spirituale: i genitori, educatori, consorelle, confratelli; ma anche bambini, famiglie, povere e giovani incontrati in situazioni di fragilità.

“Sono persone che non hanno clamore – racconta – ma che hanno illuminato la mia vita con una testimonianza silenziosa e autentica.”

La serata del 10 dicembre vuole dunque offrire non solo uno studio, ma uno sguardo pratico, per aiutare ciascuno a riconoscere nella propria vita quotidiana la possibilità di essere apostolo dell’amore discreto. E sarà proprio in questo spirito che l’Istituto accoglierà tutti i partecipanti lunedì 10 dicembre alle 18:30, all’Hotel Ponte Sisto di Roma.

“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli… Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Matteo 28,19-20)

A partire da questo mandato missionario di Cristo, tratto dal vangelo di Matteo, si è sviluppata la riflessione di Padre Daniel Rocchetti, direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma e dottore in missiologia, durante la giornata di studio promossa lo scorso 15 ottobre all’Hotel Ponte Sisto, nel cuore di Roma.

Con uno stile che intreccia profondità teologica e slancio pastorale, Padre Rocchetti ha tracciato un percorso che, dalla Parola di Dio e dai documenti della Chiesa, conduce al cuore vivo del carisma Pallottino. La missione, ha ricordato, non è un’attività tra le tante, ma l’identità stessa della Chiesa, come sottolineato da Paolo VI: “La Chiesa riceve la missione di evangelizzare, e l’opera di ciascuno è importante per il tutto” (Evangelii Nuntiandi, 15).

San Vincenzo Pallotti ha concepito l’apostolato come vocazione universale: ogni battezzato è chiamato a partecipare all’annuncio del Vangelo. Questa visione, oggi più che mai attuale, si ritrova nell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e nell’impulso missionario di Papa Francesco.

Tre luoghi, una missione

Per raccontare la missione come esperienza concreta e spirituale, Padre Rocchetti ha evocato tre luoghi simbolici: Nazaret (la quotidianità nascosta), Cafarnao (il tempo della formazione e della sequela) e il Cenacolo (luogo dell’invio e della nascita della Chiesa). In queste tappe si riflette la dinamica dell’evangelizzazione: incarnazione, discepolato, missione.

Le radici del carisma: le Opere Complete

Il cuore della riflessione si è posato sulle Opere Complete di Pallotti, in particolare sulla “Regola dei Trentatré Punti”, sintesi operativa di una vita apostolica modellata su Cristo.

“La Regola fondamentale è la vita di Nostro Signore Gesù Cristo”, scriveva Pallotti. Trentatré punti come gli anni della vita terrena di Gesù, segno di una missione che nasce dalla contemplazione e si traduce in azione concreta.

Missione come identità

Padre Rocchetti ha insistito sul fatto che la missione non è una strategia, ma una forma di esistenza donata. Come ricorda Papa Francesco: “Io sono una missione su questa terra” (Evangelii Gaudium, 273). La vita stessa di Pallotti, conforme a Cristo, è testimonianza di questo “essere missione”.

In conclusione, citando Charles de Foucauld, Padre Rocchetti ha evocato Nazaret come paradigma missionario: “Tutta la nostra persona deve respirare Gesù”. Non si tratta solo di “fare” per Dio, ma di essere Vangelo vivente, nel silenzio e nella fedeltà quotidiana.

Prossimo appuntamento il 10 dicembre

Nel solco di questa riflessione, l’Istituto San Vincenzo Pallotti propone un nuovo incontro di studio e formazione il 10 dicembre, sempre presso l’Hotel Ponte Sisto. Il tema sarà: “Un apostolato occulto per ravvivare la fede tra i cattolici: punti di quotidianità apostolica”. Un’occasione per approfondire come la testimonianza silenziosa possa diventare fermento di rinnovamento spirituale.

“Il fare apostolato è il risultato di un passo precedente: quello dell’essere apostolo. L’apostolato è una questione dell’essere, non del fare”. Con queste parole forti e illuminanti, P. Daniel Luz Rocchetti SAC, direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti e dottore in Missiologia, ci introduce al cuore dell’incontro di studio e formazione in programma mercoledì 15 ottobre 2025 a Roma, dal titolo:

“Un Apostolato Universale per propagare la fede in Gesù Cristo: punti per una missionarietà del carisma pallottino.”

Manca poco a questo appuntamento speciale, che si aprirà con un tempo di adorazione eucaristica e con la Santa Messa presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, per poi proseguire con la sessione formativa presso l’Hotel Ponte Sisto.

L’incontro non si propone come una semplice conferenza, ma come un tempo di ascolto, discernimento e conversione, per ritornare all’essenziale e riscoprire l’identità missionaria che nasce dal battesimo e si nutre nella preghiera.

Nel cuore del carisma pallottino, l’apostolato non è un’attività da programmare, ma una conseguenza naturale di una vita unita a Cristo. In un tempo segnato dall’attivismo, P. Daniel mette in guardia da un rischio concreto: “C’è il pericolo di fare troppo e, allo stesso tempo, di trascorrere troppo poco tempo con il Signore. Solo una cosa è importante, e questa non può e non deve essere tolta.”

È da questa consapevolezza che nasce la missione autentica: non da un progetto, ma da un cuore trasformato.

Il carisma di Pallotti: una profezia per oggi

San Vincenzo Pallotti intuì con forza profetica che ogni battezzato è chiamato a essere apostolo. È una chiamata universale che non riguarda solo i religiosi, ma tutte le vocazioni nella Chiesa. Tuttavia, come sottolinea ancora il relatore: “Questa attività apostolica è frutto della coscienza di essere cristiano, un discepolo di Gesù prima di essere un apostolo di Gesù.”

Ogni spazio di vita – la famiglia, il lavoro, la scuola, la malattia, l’impegno sociale – può diventare terra di missione se vissuto nella luce del Vangelo. Non si tratta tanto di andare lontano, quanto di essere luce lì dove siamo.

Una formazione che genera corresponsabilità

L’incontro del 15 ottobre vuole offrire piste concrete per una missionarietà rinnovata, capace di coinvolgere tutti: sacerdoti, religiosi, consacrati, laici, giovani, famiglie. Tutti uniti in un’unica chiamata: propagare la fede in Gesù Cristo attraverso la vita, la parola e l’amore concreto verso gli ultimi.

Daniel ricorda che “anche chi non può fare nulla, magari per motivi di salute o di età, può essere un grande apostolo. L’apostolicità non si misura in attività, ma nell’intensità dell’unione con Cristo.”

Un momento di gioia e condivisione: i vincitori del concorso

Durante l’evento sarà anche annunciato l’esito del Concorso Articoli 2025, promosso dalla rivista Apostolato Universale. Il tema scelto per quest’anno – “Finché c’è vita, c’è speranza” – ha ispirato decine di giovani pallottini di diverse vocazioni, chiamati a riflettere sulla speranza come forza trasformatrice nella vita e nella missione.

Saranno quattro i vincitori selezionati, e i loro nomi verranno resi noti proprio durante la giornata del 15 ottobre, in un clima di festa e riconoscimento del cammino fatto.

Questo non è solo un incontro formativo, ma un tempo favorevole per lasciarsi toccare dalla chiamata missionaria che ci abita fin dal battesimo. È un’occasione per riscoprire la bellezza dell’essere discepoli, per poi mettersi in cammino come apostoli, là dove il Signore ci chiama a testimoniare la speranza.

Ti aspettiamo mercoledì 15 ottobre a Roma:

17.30 – Adorazione e Santa Messa nella Chiesa del SS. Salvatore in Onda

18.30 – Sessione formativa presso Hotel Ponte Sisto

Un incontro che si preannuncia ricco di grazia, luce e passione apostolica.
Perché finché c’è vita, c’è speranza. E finché c’è speranza, c’è missione.

 

In un tempo in cui la Chiesa è chiamata a rinnovare profondamente la propria presenza nel mondo, l’incontro di studio e formazione in programma mercoledì 15 ottobre, presso l’Hotel Ponte Sisto a Roma, propone una riflessione attuale e profonda:

“Un Apostolato Universale per propagare la fede in Gesù Cristo: punti per una missionarietà del carisma pallottino”.

Il momento formativo sarà preceduto dall’adorazione eucaristica e dalla Santa Messa presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, unendo così il raccoglimento spirituale alla riflessione teologica e missionaria.

A guidare l’incontro sarà P. Daniel Luz Rocchetti SAC, direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma e dottore in Missiologia, con un’esperienza consolidata nella formazione e nell’ambito missionario. Il cuore della sua proposta? Riscoprire la profondità e l’attualità dell’apostolato universale secondo il carisma di San Vincenzo Pallotti.

Cosa significa “apostolato universale” oggi?

Padre Daniel ci ricorda che il termine “universale” è legato alla radice stessa della parola “cattolico”. La visione pallottina si basa su un coinvolgimento totale del Popolo di Dio:

“San Vincenzo Pallotti immaginava uno o più fronti missionari e apostolici che coinvolgessero tutte le forze attive della Chiesa, con la partecipazione di tutti, in ogni modo possibile, per raggiungere ogni angolo del mondo”.

Questa è la cattolicità dinamica che oggi siamo chiamati a riscoprire: una Chiesa in uscita, che parla con tutte le voci, in tutte le lingue, per tutte le genti.

Oggi, chi sente la chiamata a propagare la fede si confronta con un mondo sempre più pluralista, segnato da crisi valoriali e spirituali. La tentazione, secondo Padre Daniel Luz Rocchetti, è confondere l’efficienza con la missione:

“La sfida missionaria più grande oggi è il pericolo di comprendere che fare sempre di più è la via per il successo della missione… Oggi è necessario comprendere che le attività apostoliche sono il risultato di un impegno spirituale profondo”.

Non si tratta di fare tanto, ma di essere radicati in Cristo: la vera missione nasce dal silenzio dell’ascolto, dalla preghiera, dall’incontro personale con Gesù, ci spiega il direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma.

L’incontro è aperto a tutti coloro che desiderano approfondire il carisma Pallottino e riscoprire la bellezza della propria vocazione apostolica.

Appuntamento: mercoledì 15 ottobre – ore 17:30
Adorazione eucaristica e Santa Messa presso la Chiesa del SS. Salvatore in Onda.
A seguire, incontro formativo presso Hotel Ponte Sisto, Roma.

Gli Incontri di Studio e Formazione promossi dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma si rinnovano nel 2025 con una novità importante: le conferenze si terranno per la prima volta presso l’Hotel Ponte Sisto, dopo anni di svolgimento nella Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda.

Il nuovo formato mantiene però intatto lo spirito originario. Gli incontri si svolgeranno nei pomeriggi del mercoledì, seguendo il tradizionale ritmo spirituale della famiglia Pallottina: alle 17:30 l’adorazione eucaristica, seguita alle 18:00 dalla Santa Messa, entrambe presso la Chiesa del SS. Salvatore in Onda. A seguire, i partecipanti si sposteranno all’Hotel Ponte Sisto per il momento di formazione vero e proprio.

La scelta della nuova sede nasce dall’esigenza di offrire un ambiente più adatto all’ascolto e al dialogo, senza rinunciare alla profondità e alla semplicità che da sempre contraddistinguono queste iniziative.

Ogni anno, l’Istituto propone un ciclo di incontri aperti al pubblico, dedicati all’approfondimento della spiritualità e del carisma di San Vincenzo Pallotti. Il tema annuale, stabilito dal Consiglio dell’Istituto, guida la scelta dei contenuti e dei relatori, offrendo spunti di riflessione validi per religiosi, laici, operatori pastorali e tutti coloro che desiderano riscoprire la propria vocazione missionaria.

Il ciclo 2025 si aprirà mercoledì 15 ottobre con la conferenza dal titolo: “Un Apostolato Universale per propagare la fede in Gesù Cristo: punti per una missionarietà del carisma Pallottino”,
guidata da P. Daniel Luz Rocchetti SAC, direttore dell’Istituto e dottore in Missiologia, con una lunga esperienza in ambito formativo e missionario.

Il secondo appuntamento è previsto per mercoledì 10 dicembre, e sarà dedicato al tema: “Un Apostolato occulto per ravvivare la fede tra i cattolici: punti di quotidianità apostolica”,
un invito a riconoscere la forza evangelizzatrice nascosta nei piccoli gesti della vita quotidiana, in perfetta sintonia con lo spirito di San Vincenzo Pallotti.

Con una sede nuova e un programma pensato per il tempo presente, gli Incontri di Studio e Formazione 2025 si confermano un’occasione preziosa per approfondire la fede e riscoprire la bellezza dell’apostolato nella vita di ogni giorno.

Anna Ferreira – Roma “Finché si vive, c’è speranza.” Attraverso semplici parole si racchiude un consiglio di vita potente e universale.  È proprio a partire da questo insegnamento di San Vincenzo Pallotti che si prende ispirazione per il prossimo incontro di studio e formazione promosso dall’Istituto San Vincenzo Pallotti, un’occasione per riscoprire il valore della Speranza.

Il 18 dicembre 2024, nella Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda a Roma, Padre Derry Murphy guiderà una riflessione sul tema “Finché si vive, c’è speranza”. In vista di questo importante appuntamento, ho avuto l’opportunità di parlare con il Vice Generale della Società dell’Apostolato Cattolico (SAC), che ha offerto una preziosa anticipazione sui contenuti dell’incontro.

Un messaggio senza tempo

Il titolo della conferenza è tratto da una lettera che San Vincenzo Pallotti scrisse al suo figlio spirituale, il Sacerdote Felice Randanini, e contiene un insegnamento profondamente attuale. “Il messaggio principale che cercherò di trasmettere – spiega Padre Murphy – è una riflessione sulla Speranza, intesa non solo come virtù teologica, ma come comunicazione della grazia di Dio nella nostra vita”.

In un’epoca in cui le sfide sociali e personali possono sembrare insormontabile, la Speranza diventa una bussola capace di orientare il nostro cammino. “La grazia divina – aggiunge Padre Murphy – è sempre presente e operante, anche nei momenti più bui. Basta saperla accogliere e custodire.

L’eredità spirituale di Pallotti

Durante l’evento, Padre Murphy proporrà una rassegna del rapporto tra San Vincenzo Pallotti e Felice Randanini, mettendo in luce come la fiducia in Dio fosse una guida costante nella vita del Santo. “Questa fiducia – spiega Padre Murphy – è un dono che possiamo coltivare nella nostra quotidianità, ispirandoci agli insegnamenti di Pallotti e alle riflessioni contenute nell’enciclica Spe Salvi di Benedetto XVI”.

L’incontro offrirà spunti concreti per vivere la Speranza come forza trasformativa, capace di convertire le difficoltà in opportunità di crescita personale e spirituale.

Un invito ai membri della famiglia Pallottina

 “Nel contesto dell’Anno Giubilare della Chiesa, intitolato Pellegrini della speranza, e del Giubileo Pallottino – afferma Padre Murphy – questo incontro è un’occasione preziosa per riunisci e riscoprire insieme il valore della Speranza”.  

L’evento è aperto a tutti. L’appuntamento è fissato per il 18 dicembre 2024 presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda a Roma. Il programma prevede:

  • 17:30 – Adorazione del Santissimo Sacramento
  • 18:00 – Santa Messa
  • 18:30 – Conferenza di Padre Derry Murphy

Prima della conclusione, ci sarà un momento di dialogo e condivisione, per approfondire insieme il messaggio di Speranza lasciato da San Vincenzo Pallotti.

“Finché si vive, c’è speranza” non è solo un tema: è una chiamata a vivere la vita con pienezza, fiducia e fede.  Vi aspettiamo il 18 dicembre!

 

Il 6 novembre 2024, l’Istituto San Vincenzo Pallotti ha dato il via alla ripresa degli incontri di studio e formazione con un evento che ha saputo coniugare spiritualità e riflessione storica, presso la Chiesa del Santissimo Salvatore a Roma. La giornata è iniziata con l’adorazione eucaristica e la Santa Messa, seguite da un intervento approfondito di Padre Piotr Bełczowski SAC, che ha esplorato il tema del giubileo, con particolare attenzione all’esperienza di San Vincenzo Pallotti nel 1825.

Padre Bełczowski, sacerdote polacco e storico, ha ricoperto per anni il ruolo di membro della commissione storica della Società dell’Apostolato Cattolico ed è attualmente parroco della Parrocchia di San Vincenzo Pallotti a Pietralata, Roma. Nel suo intervento, ha esortato i partecipanti a prendere esempio da Pallotti, il quale viveva il giubileo come un’opportunità di servizio. Ha invitato ogni membro della comunità a portare questa luce di fede anche al di fuori della propria cerchia, ispirando e accompagnando chi è lontano dalla fede. Come San Vincenzo Pallotti, anche oggi possiamo rendere il nostro impegno una testimonianza di carità e speranza per il mondo.

Il video completo dell’intervento di Padre Bełczowski SAC, in cui esplora il giubileo e l’esperienza di San Vincenzo Pallotti, è disponibile qui: 

Fotografie dell’incontro di studio e formazione del 6 novembre 2024 presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, Roma: