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Anna Ferreira, Roma – La formazione dei futuri sacerdoti e consacrati è chiamata oggi a confrontarsi con sfide sempre nuove: la fragilità delle relazioni, il cambiamento culturale, l’influenza delle tecnologie digitali e il bisogno di accompagnare persone sempre più complesse nel loro cammino vocazionale. In questo contesto, la riflessione sul pensiero di San Vincenzo Pallotti continua a offrire criteri di sorprendente attualità.

È proprio da questa convinzione che nasce la ricerca di Padre Gildo Bumane Naene Nhone, che ha conseguito la Licenza in Teologia con Specializzazione in Formazione Vocazionale presso il Centro San Pietro Favre per i Formatori al Sacerdozio e alla Vita Consacrata, della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana.

La tesi, intitolata “Formação humana e espiritual na visão de São Vicente Pallotti: desafios e perspectivas no mundo contemporâneo”, approfondisce la visione formativa di San Vincenzo Pallotti, evidenziando come la crescita umana e quella spirituale costituiscano il fondamento dell’intero processo educativo. L’obiettivo della ricerca non è soltanto rileggere il pensiero del Fondatore, ma mostrarne la fecondità nell’affrontare le sfide della formazione contemporanea e nel preparare uomini e donne capaci di vivere la propria vocazione con maturità, equilibrio e autentico spirito missionario.

In questa conversazione, Padre Gildo racconta le motivazioni che hanno dato origine al suo lavoro di ricerca, riflette sulle sfide che oggi interpellano la formazione nella Chiesa e condivide il messaggio che desidera affidare ai giovani e ai formatori della Società dell’Apostolato Cattolico.

“La formazione umana e spirituale è il fondamento dell’intero cammino vocazionale”

Da dove nasce il desiderio di dedicare la sua ricerca alla formazione umana e spirituale nella visione di San Vincenzo Pallotti?

L’idea è maturata durante il percorso di specializzazione al Centro San Pietro Favre. Alcuni insegnamenti mi hanno profondamente interrogato e mi hanno portato a riscoprire il valore della formazione umana e spirituale nel pensiero di San Vincenzo Pallotti. Approfondendo questo tema, ho compreso progressivamente che non si tratta di una dimensione aggiuntiva della formazione, ma della base sulla quale si costruisce tutto il cammino vocazionale.

Accanto all’interesse accademico vi è stata una motivazione profondamente personale. Ho sempre desiderato crescere nella conoscenza di me stesso, convinto che solo chi impara a conoscere la propria umanità può aprirsi pienamente all’incontro con Dio e mettersi al servizio degli altri con autenticità. Questa convinzione riguarda non soltanto chi vive il tempo della formazione iniziale, ma anche coloro che un giorno saranno chiamati ad accompagnare altri nel discernimento vocazionale.

Un ruolo importante hanno avuto anche le persone incontrate lungo il mio cammino. Alcuni formatori mi hanno insegnato, con la loro testimonianza, che la maturità non coincide con la perfezione. Mi ha colpito soprattutto la loro capacità di riconoscere i propri limiti, chiedere perdono quando necessario e vivere con semplicità e umiltà. È stata un’esperienza che mi ha aiutato a comprendere come una formazione autentica passi attraverso l’integrazione della propria umanità.

La ricerca è nata anche dall’osservazione di una realtà presente in molti contesti formativi. Spesso si attribuisce grande importanza alla preparazione intellettuale e pastorale, mentre la crescita umana e spirituale rischia di essere considerata secondaria. Eppure, senza una solida maturità interiore, anche una buona preparazione accademica può rivelarsi insufficiente per affrontare le responsabilità del ministero e dell’accompagnamento delle persone.

Un contributo decisivo è venuto infine dall’esperienza dei Colloqui di Crescita Vocazionale (CCV), promossi dal Centro San Pietro Favre in collaborazione con l’Istituto di Psicologia. Questo percorso mi ha confermato che la conoscenza di sé non è un traguardo individuale, ma un cammino che favorisce un incontro più profondo con Dio, con sé stessi e con gli altri. Da qui è maturata la convinzione che investire nella formazione umana e spirituale significa investire nella qualità della vocazione e della missione della Chiesa.

“Formare significa accompagnare una persona nella sua totalità”

La sua ricerca mette in evidenza che la formazione umana e spirituale sono il fondamento dell’intero cammino vocazionale. Quali sono oggi le principali sfide che la formazione deve affrontare e quale contributo può offrire il pensiero di San Vincenzo Pallotti?

Viviamo in un tempo di profonde trasformazioni sociali e culturali. Le sfide della formazione oggi non riguardano soltanto la preparazione teologica o pastorale, ma coinvolgono la persona nella sua totalità: la sua identità, la capacità di vivere relazioni mature, il rapporto con Dio e il modo di comprendere la propria missione.

Una delle grandi sfide è rappresentata dalla cultura della superficialità e dell’instabilità. Come ha evidenziato il sociologo Zygmunt Bauman parlando di «modernità liquida», viviamo in una società nella quale molti legami diventano fragili e provvisori. Questo influisce anche sul modo di vivere una vocazione, perché una scelta definitiva richiede maturità, perseveranza e capacità di attraversare le difficoltà.

Un’altra sfida significativa è il rapporto con il mondo digitale. Le nuove tecnologie e i social media offrono grandi possibilità di comunicazione e di evangelizzazione, ma possono anche favorire dispersione, isolamento e una cultura dell’apparenza. Il rischio è perdere spazi essenziali di silenzio, interiorità e ascolto della voce di Dio. Anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ci invita a un nuovo discernimento: la tecnologia può essere un valido strumento, ma non potrà mai sostituire l’incontro umano, l’ascolto e la capacità di entrare in relazione.

Un’ulteriore attenzione riguarda la fragilità delle relazioni e le ferite che molte persone portano con sé. Numerosi giovani arrivano nei percorsi formativi con storie personali e familiari complesse. Per questo motivo, la formazione non può limitarsi alla trasmissione di contenuti, ma deve essere anche un cammino di guarigione, integrazione e crescita.

In questo contesto, il pensiero di San Vincenzo Pallotti offre una prospettiva profondamente attuale. Egli propone una formazione integrale, nella quale la dimensione umana e quella spirituale crescono insieme. Per Pallotti, la persona è sempre in cammino: è un homo viator, un pellegrino chiamato a crescere continuamente.

Un aspetto particolarmente significativo della sua spiritualità è la convinzione che la fede debba incarnarsi nella vita quotidiana. La sua idea della «memoria pratica quotidiana» invita a vivere l’imitazione di Cristo non soltanto nelle grandi scelte, ma anche nei piccoli gesti di ogni giorno: nel modo di parlare, di lavorare, di vivere la fraternità e di relazionarsi con gli altri.

San Vincenzo Pallotti ci ricorda inoltre l’importanza della comunione e della collaborazione. In una società segnata dall’individualismo, il suo carisma propone una Chiesa nella quale ogni persona è chiamata a partecipare alla missione, riconoscendo i propri doni e mettendoli al servizio degli altri.

Un altro elemento fondamentale è l’equilibrio tra azione e contemplazione. Pallotti fu un uomo profondamente impegnato nell’apostolato, ma comprese sempre che la missione nasce dalla comunione con Dio. Questo insegnamento è particolarmente importante oggi, quando il rischio dell’attivismo può portare alla stanchezza, all’esaurimento e alla perdita del senso più profondo del servizio ecclesiale.

“La formazione non crea persone perfette, ma uomini e donne sempre più consapevoli della propria umanità e disponibili all’azione della grazia di Dio”.

Quale messaggio desidera lasciare ai giovani in formazione e ai formatori della Società dell’Apostolato Cattolico attraverso questa ricerca?

Se dovessi riassumere il messaggio della mia ricerca in poche parole, direi che è un invito all’autenticità, all’umiltà e alla speranza.

La formazione non è un percorso finalizzato a creare persone perfette, ma uomini e donne sempre più consapevoli della propria umanità e sempre più disponibili a lasciarsi trasformare dalla grazia di Dio. È un cammino che dura tutta la vita.

Ai giovani in formazione vorrei dire anzitutto: non abbiate paura della vostra umanità. Le fragilità, i limiti e le ferite personali non sono ostacoli per Dio. Spesso sono proprio questi luoghi nei quali Egli opera la sua trasformazione e ci conduce verso una maggiore maturità.

San Vincenzo Pallotti stesso non si è mai presentato come un uomo senza debolezze. Al contrario, ha riconosciuto continuamente la propria piccolezza e la propria necessità della misericordia divina. La sua vita mostra che la santità nasce dall’umiltà e dalla disponibilità a lasciarsi guidare dall’amore di Dio.

Vorrei inoltre incoraggiare i giovani a vivere la formazione con la consapevolezza di essere sempre pellegrini. La professione religiosa o l’ordinazione sacerdotale non rappresentano la fine del cammino, ma l’inizio di una nuova tappa. Siamo chiamati continuamente a crescere, imparando dalle esperienze, accogliendo le correzioni e rinnovando ogni giorno il desiderio di seguire Cristo.

Un altro elemento fondamentale è il valore dell’accompagnamento. Nessuno cresce veramente da solo. Lasciarsi accompagnare, condividere le proprie difficoltà e chiedere aiuto sono segni di maturità e di libertà interiore.

Ai formatori desidero ricordare l’importanza della loro stessa formazione permanente. Nessuno può accompagnare un’altra persona in un cammino di integrazione se non è disposto a percorrerlo personalmente. La conoscenza di sé, la maturità affettiva, la vita spirituale e la disponibilità alla crescita continua sono condizioni indispensabili per chi riceve il compito di formare.

Formare significa incontrare persone concrete, con storie uniche, doni e fragilità. Non significa imporre un modello esterno, ma aiutare ciascuno a scoprire con pazienza e discernimento il progetto di Dio sulla propria vita.

Per questo, auspico che le comunità formative siano sempre più scuole di fraternità. In un mondo segnato dall’individualismo, esse sono chiamate a testimoniare relazioni fondate sul rispetto, sul dialogo, sulla corresponsabilità e sulla carità.

Il sogno di San Vincenzo Pallotti rimane ancora oggi profondamente attuale: formare apostoli innamorati di Cristo, uomini e donne profondamente umani, spiritualmente maturi e pienamente disponibili alla missione della Chiesa.

È questo il cammino che continua a ispirare la Società dell’Apostolato Cattolico: una formazione capace di unire esperienza di Dio, maturità umana, comunione e servizio, per rispondere con autenticità alle sfide del mondo contemporaneo.

“Non abbiate paura della vostra umanità”

 

La ricerca

Autore: Padre Gildo Bumane Naene Nhone SAC

Titolo della tesi: Formação humana e espiritual na visão de São Vicente Pallotti: desafios e perspectivas no mundo contemporâneo

Grado accademico: Licenza in Teologia con Specializzazione in Formazione Vocazionale

Istituzione: Pontificia Università Gregoriana – Facoltà di Teologia

Centro: Centro San Pietro Favre per i Formatori al Sacerdozio e alla Vita Consacrata

Ambito di ricerca: Formazione vocazionale e spiritualità pallottina