Anna Ferreira, Roma – La formazione dei candidati al sacerdozio rappresenta una delle sfide più importanti per la vita della Chiesa. In particolare, là dove numerosi giovani iniziano un percorso vocazionale, ma solo alcuni arrivano all’ordinazione, diventa fondamentale interrogarsi sulla qualità della formazione e sulla capacità di accompagnare ogni persona nel discernimento della propria chiamata.

È a partire da questa esperienza che nasce la ricerca di Padre Sachin Kumar Hemrom SAC, che ha conseguito la Licenza in Teologia con Specializzazione in Formazione Vocazionale presso il Centro San Pietro Favre per i Formatori al Sacerdozio e alla Vita Consacrata, della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana.

La tesi, intitolata “Holistic Formation of St. Vincent Pallotti – Motrix for discerning priestly vocation”, approfondisce il tema della formazione integrale e olistica nel percorso di discernimento della vocazione sacerdotale, alla luce della visione di San Vincenzo Pallotti. Al centro della ricerca vi è la convinzione che il candidato al sacerdozio debba essere accompagnato nella sua crescita in modo completo, attraverso lo sviluppo armonico delle diverse dimensioni della persona.

In questa conversazione, Padre Sachin racconta l’esperienza personale e pastorale che lo ha condotto a questa ricerca, riflette sulla realtà delle vocazioni nell’India settentrionale e presenta alcuni elementi della spiritualità di San Vincenzo Pallotti che possono offrire un orientamento prezioso per la formazione sacerdotale e per il discernimento vocazionale.

“La vera formazione olistica richiede lo sviluppo in tutte le dimensioni della vita e della crescita personale”

 

Come è nata l’idea di dedicare la sua tesi al tema della formazione integrale secondo San Vincenzo Pallotti e del discernimento della vocazione sacerdotale? C’è stata un’esperienza personale o pastorale che ha ispirato questa ricerca?

L’ispirazione per questa tesi nasce dalla mia esperienza personale durante i due anni di lavoro nel seminario minore e dalle mie osservazioni sulla situazione vocazionale nella Provincia, in particolare riguardo al processo di formazione.

Sebbene siano presenti numerose vocazioni, molti seminaristi lasciano il seminario a causa della mancanza di una formazione olistica, che rende difficile per loro discernere la propria vera vocazione.

Questa esperienza mi ha portato a riflettere sull’importanza di una formazione capace di accompagnare il candidato nella sua totalità e di aiutarlo a comprendere con maggiore chiarezza la chiamata alla quale è invitato a rispondere.

“La formazione olistica significa sviluppare la persona in modo completo, non limitandosi a un solo aspetto”

Nel suo lavoro parla di formazione “integrale” o “olistica”. Cosa significa concretamente questo concetto e perché è così importante nel percorso di chi si prepara al sacerdozio?

Quando parliamo di formazione olistica e integrale nella vita di un candidato, intendiamo che la persona deve essere formata e sviluppata in modo completo, senza limitarsi a un solo aspetto della sua crescita.

Ci sono sei dimensioni che devono essere considerate: umana, spirituale, intellettuale, apostolica, comunitaria e carismatica.

Se un candidato viene formato soltanto nella dimensione spirituale o intellettuale, la sua crescita non può essere considerata olistica. La vera formazione integrale richiede, infatti, lo sviluppo di tutte queste dimensioni della vita e della crescita personale.

È quindi necessario accompagnare il candidato affinché possa maturare in modo equilibrato, sviluppando ogni dimensione della propria persona nel corso del cammino formativo.

“La sfida principale non è solo promuovere le vocazioni, ma anche offrire una formazione olistica e un discernimento continuo”

Nella sua tesi ricorda la realtà della Chiesa nell’India settentrionale, dove molte vocazioni iniziano il loro percorso di formazione, ma solo poche raggiungono l’ordinazione sacerdotale. Quali riflessioni ha suscitato in lei questa esperienza e quali lezioni potrebbero essere utili anche in altri contesti ecclesiali?

La mia esperienza nell’India settentrionale mi ha mostrato che, mentre molti giovani iniziano il loro percorso verso il sacerdozio, solo pochi perseverano fino all’ordinazione.

Questa situazione mi ha ispirato a riflettere sul fatto che la sfida principale non consiste soltanto nel promuovere le vocazioni, ma anche nel fornire una formazione olistica e un discernimento continuo.

Ho imparato che i candidati devono crescere in tutte le dimensioni della loro persona — umana, spirituale, intellettuale, pastorale e comunitaria — con il sostegno di formatori dedicati e della comunità ecclesiale.

Credo che questa lezione sia rilevante in ogni contesto ecclesiale, perché vocazioni autentiche e durature richiedono una formazione della persona nella sua interezza.

 

“Il discernimento vocazionale è un percorso di ascolto della volontà di Dio”

 

Secondo la visione di San Vincenzo Pallotti, quale ruolo svolge il discernimento vocazionale? Come possiamo aiutare un giovane a comprendere se il Signore lo sta davvero chiamando al sacerdozio?

Secondo San Vincenzo Pallotti, il discernimento vocazionale è un percorso di ascolto della volontà di Dio attraverso la preghiera, la conoscenza di sé, la direzione spirituale e la vita comunitaria.

Possiamo aiutare un giovane a scoprire la propria vocazione accompagnandolo con pazienza, incoraggiandolo alla preghiera regolare, offrendo una buona formazione e aiutandolo a crescere nella maturità umana e spirituale.

In questo modo, il giovane può essere aiutato a riconoscere la chiamata di Dio e a rispondervi liberamente.

 

“La sua visione forma sacerdoti missionari maturi e persone consacrate radicate in Cristo”

 

Quali aspetti del pensiero e della spiritualità di San Vincenzo Pallotti ritiene particolarmente rilevanti per la formazione di sacerdoti e persone consacrate nel mondo di oggi?

Considero particolarmente rilevanti, nel mondo di oggi, l’attenzione di San Vincenzo Pallotti alla formazione olistica, alla chiamata universale all’apostolato, alla vita spirituale profonda, alla carità e alla collaborazione.

La sua visione contribuisce a formare sacerdoti missionari maturi e persone consacrate, radicate in Cristo e impegnate a servire la Chiesa con umiltà e zelo.

“Ogni vocazione è un dono di Dio che richiede una formazione olistica e un discernimento attento”

 

Se dovesse riassumere il cuore della sua ricerca in un solo messaggio, quale incoraggiamento vorrebbe offrire ai giovani in formazione e ai loro educatori?

Il cuore della mia ricerca è che ogni vocazione è un dono di Dio che richiede una formazione olistica e un discernimento attento.

Ai giovani vorrei rivolgere l’invito a rimanere aperti alla chiamata di Dio con coraggio e generosità. È importante vivere il proprio percorso con disponibilità e fiducia, lasciandosi accompagnare nel processo di discernimento.

Agli educatori vorrei invece rivolgere un incoraggiamento ad accompagnare i giovani con pazienza, saggezza e amore, aiutandoli a crescere e a diventare discepoli maturi e fedeli di Cristo.

La formazione e il discernimento, vissuti con attenzione e accompagnamento, possono aiutare ogni giovane a riconoscere con maggiore chiarezza la propria vocazione e a rispondere con libertà alla chiamata di Dio.

 

La ricerca

Autore: Padre Sachin Kumar Hemrom SAC

Titolo della tesi: Holistic Formation of St. Vincent Pallotti – Motrix for discerning priestly vocation

Grado accademico: Licenza in Teologia con Specializzazione in Formazione Vocazionale

Istituzione: Pontificia Università Gregoriana – Facoltà di Teologia

Centro: Centro San Pietro Favre per i Formatori al Sacerdozio e alla Vita Consacrata

Anno: 2026

Ambito di ricerca: Formazione vocazionale, discernimento della vocazione sacerdotale e spiritualità pallottina

 

Il dialogo tra le religioni rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, soprattutto in contesti caratterizzati da una forte pluralità culturale e religiosa. In India, dove tradizioni, fedi e culture diverse convivono da secoli, questa sfida assume una particolare rilevanza per la missione della Chiesa e per la costruzione di una società fondata sulla pace, sul rispetto reciproco e sulla collaborazione.

È proprio a partire da questo contesto che si sviluppa la ricerca di Jose Reechas, che ha conseguito il dottorato presso la Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana, a Roma. La sua tesi, intitolata “L’essere umano immagine di Dio negli scritti di San Vincenzo Pallotti: un elemento costruttivo per il dialogo interreligioso nel contesto dell’India”, approfondisce il pensiero di San Vincenzo Pallotti e, in particolare, la sua comprensione della persona umana come creata a immagine di Dio.

La ricerca mette in relazione l’antropologia spirituale di Pallotti con la realtà del pluralismo religioso indiano, interrogandosi su come alcuni elementi fondamentali del suo pensiero — la dignità di ogni persona, la chiamata universale alla santità e all’apostolato, la collaborazione, la carità e l’unità — possano offrire un contributo alla riflessione contemporanea sul dialogo interreligioso.

Al centro dello studio vi è una convinzione fondamentale: riconoscere ogni essere umano come immagine di Dio permette di superare le divisioni e di costruire relazioni fondate sul rispetto, sull’ascolto e sulla collaborazione. Pur non avendo affrontato direttamente il tema del dialogo interreligioso né il contesto dell’India, la visione di San Vincenzo Pallotti, riletta alla luce del magistero della Chiesa e della realtà indiana, mostra una particolare fecondità per questo ambito.

Su richiesta dell’autore, proponiamo di seguito l’estratto integrale della tesi, nel quale vengono presentati i fondamenti teologici e metodologici della ricerca, i principali contenuti dei quattro capitoli e i contributi che lo studio intende offrire alla Chiesa e alla società indiana.

La ricerca

Autore: Jose Reechas SAC

Titolo della tesi: L’essere umano immagine di Dio negli scritti di San Vincenzo Pallotti: un elemento costruttivo per il dialogo interreligioso nel contesto dell’India

Grado accademico: Dottorato in Missiologia

Istituzione: Pontificia Università Urbaniana – Facoltà di Missiologia

Moderatore: Prof. Dr. Gaetano Sabetta

Correlatori: Prof. Dr. Benedict Kanakappally; Prof. Dr. Mario Luigi Grignani

Luogo e anno: Roma, 2026

Ambito di ricerca: Antropologia teologica, spiritualità pallottina e dialogo interreligioso nel contesto dell’India

 

ESTRATTO DELLA TESI

La tesi prende avvio della lunga e travagliata storia dei rapporti tra le religioni nel mondo. Come osservato nel testo, «il dialogo tra le religioni non è stato facile» e le tradizioni religiose hanno spesso vissuto in «tensione o aperto conflitto», ciascuna rivendicando la propria superiorità. Questa realtà storica costituisce lo sfondo entro cui la Chiesa in India colloca i suoi sforzi contemporanei per promuovere il dialogo interreligioso, il quale «non sempre può essere facilmente accolto o accettato». All’interno di tale contesto, lo studio individua il proprio contributo specifico: introduce la figura di San Vincenzo Pallotti e le sue intuizioni spirituali in un confronto diretto con il pluralismo religioso dell’India e con la missione del dialogo della Chiesa. L’enfasi di Pallotti sull’apertura universale, sulla missione collaborativa e sulla dignità di ogni persona umana — «creata a immagine di Dio» — offre un fondamento per nuove categorie interpretative significativamente nel contesto interreligioso.

FONDAMENTI TEOLOGICI

La tesi colloca il pensiero di Pallotti all’interno della più ampia tradizione teologica cattolica, in particolare dell’antropologia del Concilio Vaticano II. I suoi scritti riflettono una profonda comprensione della chiamata universale alla santità e all’apostolato, che trascende confini culturali e religiosi. La sua insistenza sulla collaborazione, sull’unità e sulla dignità della persona umana risuona con forza nella Gaudium et Spes e Nostra Aetate, che affermano l’umanità condivisa da tutti i popoli e l’impegno della Chiesa al dialogo e all’arricchimento reciproco. Un’intuizione teologica centrale è la comprensione pallottina della persona umana creata a immagine di Dio e chiamata a partecipare alla vita divina. La tesi richiama l’esperienza mistica di Pallotti della Trinità: «egli sperimentò l’inabitazione della Santissima Trinità nella sua anima… permeato dalla Trinità Santissima alla cui immagine era stato creato». Questa antropologia trinitaria costituisce il fondamento di una visione dell’umanità attratta nel mistero di Cristo, perfetta immagine del Padre, la cui missione consiste nella restaurazione dell’umanità decaduta.

APPROCCIO METODOLOGICO

Dal punto di vista metodologico, la tesi adotta un approccio teologico costruttivo, combinando un’analisi testuale accurata degli scritti pallottini con una riflessione contestuale sul pluralismo religioso dell’India. Essa si avvale dei documenti del magistero ecclesiale, fonti bibliche e della teologia indiana contemporanea. La struttura dell’elaborato, articolata in quattro capitoli, ciascuno suddiviso in quattro temi e cinque sotto temi, garantisce chiarezza espositiva e uno sviluppo sistematico della ricerca.

Capitolo Primo: Le intuizioni antropologiche di Vincenzo Pallotti per un dialogo genuino

Questo capitolo presenta Pallotti come un mistico profondamente impegnato nell’azione apostolica. La sua vita è descritta come un dialogo tra il nulla umano e la misericordia divina. Il capitolo sottolinea la sua convinzione che la vita divina, effusa mediante la grazia, attragga ogni persona nel mistero di Cristo. Tale antropologia costituisce il fondamento della possibilità di un dialogo autentico, poiché tutti gli esseri umani condividono la medesima origine e il medesimo destino in Dio.

Capitolo Secondo: Il concetto di dialogo interreligioso nel magistero della Chiesa e nel contesto dell’India

Il secondo capitolo analizza il passaggio della Chiesa da un atteggiamento di sospetto verso le altre religioni ad una postura di ascolto e apprendimento, soprattutto a partire dal Vaticano II. La ricerca evidenzia il riconoscimento conciliare della libertà religiosa come espressione fondamentale della dignità umana e presenta il dialogo come «un nuovo modo di essere Chiesa». Il capitolo mostra inoltre come tale trasformazione trovi particolare rilevanza nel contesto pluralistico dell’India.

Capitolo Terzo: Il dialogo interreligioso in India per una umanità migliore

Il terzo capitolo propone modalità concrete per portare avanti il mandato evangelizzatore di Cristo, ponendo il dialogo al centro del discepolato cristiano in India. Il dialogo è presentato non come una strategia pastorale, ma come «uno stile di vita integrato», che permette alle comunità di vivere le une con le altre, e non semplicemente le une accanto alle altre. Il capitolo sottolinea la necessità della trasformazione personale, del rinnovamento dell’atteggiamento verso la propria religione e degli altri, e mette in evidenza il valore umanizzante dell’autentica esperienza religiosa: «Avendo sperimentato il divino, ogni credente è inviato… a ricostruire e ricreare il mondo umano».

Capitolo Quarto: La novità dell’antropologia pallottina e il dialogo interreligioso in India

L’ultimo capitolo esplora il fondamento cristologico della visione missionaria di Pallotti. Gesù, Apostolo dell’Eterno Padre, incarna il dialogo di Dio con il mondo attraverso l’incarnazione, la morte e la risurrezione. La contemplazione pallottina di Cristo ispira una spiritualità missionaria fondata nella carità, nella cooperazione e nel dialogo. La dignità della persona umana poggia, quindi, su un fondamento trascendente e non su un risultato sociale. Il capitolo mette inoltre in rilievo i modelli pallottini del dialogo: la celebrazione dell’Epifania, il Cenacolo e il credente come viator, pellegrino in cammino con gli altri.

CONTRIBUTO DELLA TESI

La tesi individua tre contributi principali:

  1. Illuminare l’antropologia teologica e spirituale di Pallotti, in particolare la persona umana come creata a immagine di Dio.
  2. Impegnarsi con rispetto nelle diverse tradizioni religiose dell’India, prestando attenzione ai molteplici orizzonti culturali.
  3. Sostenere la missione della Chiesa in India nella promozione dell’unità, la comprensione reciproca e la convivenza collaborativa.

Collocando gli scritti pallottini nel contesto socio religioso dell’India, la tesi arricchisce sia gli studi pallottini sia il più ambito della riflessione sul dialogo interreligioso.

RILEVANZA PER LA CHIESA IN INDIA E PER LA SOCIETÀ

L’affermazione della persona umana come immagine di Dio offre una visione unificante in un contesto segnato da tensioni religiose, alla frammentazione sociale e alle disuguaglianze economiche dell’India. La collaborazione che Pallotti propone incoraggia la Chiesa a diventare una «comunità costruttrice di ponti», impegnata per la pace e il bene comune. La tesi sottolinea che la storia spirituale dell’umanità è fondamentalmente una storia di dialogo tra Dio e l’uomo: «L’Amore di Dio è operante in tutti i cuori umani; lo Spirito di Dio è all’opera in tutti i popoli; la Parola di Dio è presente in tutte le culture». Da questa prospettiva emerge la figura della «persona interreligiosa», profondamente radicata nella propria fede e al tempo stesso aperta alla presenza universale dello Spirito.

RIFLESSIONI FINALI

La tesi conclude che la comprensione pallottina dell’essere umano come immagine e somiglianza di Dio, costituisce un solido fondamento per il dialogo interreligioso in India. La sua insistenza sul fatto che ogni persona — «cattolico o eretico, pagano o incredulo, cristiano o ebreo» — è un prossimo da amare per amore di Dio, fornisce un fondamento teologico per una convivenza pacifica. Sebbene Pallotti non affronti esplicitamente il dialogo interreligioso né il contesto indiano, il suo pensiero si allinea strettamente con l’approccio moderno della Chiesa al dialogo e si confronta con le tradizioni filosofiche indiane.

Sottolineando la trasformazione personale, le relazioni interpersonali, la carità sociale e la missione collaborativa, Pallotti offre una valida risposta rispetto al crescente fondamentalismo religioso. I suoi modelli — Gesù Apostolo del Padre, l’Epifania e il Cenacolo — costituiscono risorse spirituali per promuovere fraternità, discernimento e comunione. In definitiva, la tesi presenta la visione pallottina come una sorgente di novità e coraggio per il cammino interreligioso dell’India, invitando i credenti a incarnare l’immagine di Dio attraverso il dialogo, la cooperazione e della dignità di ogni persona.