Il 9 aprile 2026, presso la Chiesa del Santissimo Salvatore in Onda a Roma – luogo profondamente significativo per tutta la famiglia Pallottina, che custodisce sotto il suo altare il corpo di San Vincenzo Pallotti – si è svolta la presentazione di tre nuovi volumi delle Opere Complete, dal titolo “Lettere indirizzate a Pallotti”, curati da P. Jan Kupka, SAC.
La famiglia Pallottina si è riunita con gioia per celebrare insieme questa nuova pubblicazione, segno concreto di una memoria viva che continua a parlare anche oggi.
L’evento si è aperto con la celebrazione della Santa Messa, seguita dai saluti introduttivi di P. Zenon Hanas, SAC, che ha accolto i presenti sottolineando il valore di questo lavoro per tutta l’Unione dell’Apostolato Cattolico.
A seguire, P. Martin Manus, SAC, segretario della Provincia del Cuore di Gesù (Friedberg, Germania), ha proposto una riflessione dal titolo “Le lettere nel contesto delle Opere Complete”, aiutando a comprendere il significato di questa raccolta nel più ampio progetto editoriale.
Momento centrale dell’incontro è stata la presentazione dei volumi da parte di P. Jan Kupka, SAC, arricchita dalla lettura di alcuni brani scelti. Le 881 lettere raccolte offrono uno sguardo diretto su San Vincenzo Pallotti: emergono le voci di persone che a lui si rivolgevano con fiducia, chiedendo aiuto, consiglio e preghiera, restituendo così un volto concreto e vicino del Fondatore.
Questa pubblicazione rappresenta un dono prezioso non solo per la famiglia Pallottina, ma per tutta la Chiesa e per chiunque desideri conoscere più da vicino la figura e l’opera di San Vincenzo Pallotti. Un materiale che continua a ispirare e a rendere vivo oggi il carisma dell’Apostolato Cattolico.
Di seguito, il testo integrale dell’omelia di Padre Daniel Rocchetti, direttore dell’Istituto San Vincenzo Pallotti, pronunciata durante la celebrazione eucaristica.
Carissimi fratelli e sorelle,
Cari amici e amiche di San Vincenzo Pallotti,
Oggi viviamo un momento davvero speciale — direi, un momento storico per la nostra famiglia Pallottina. Ci ritroviamo non solo per celebrare l’Eucaristia in questa settimana pasquale, ma anche per accogliere un avvenimento significativo nella nostra storia: la presentazione delle Lettere Indirizzate a San Vincenzo Pallotti, opera preparata con grande dedizione da P. Jan Kupka.
Questi nuovi volumi si aggiungono alle Opere Complete curate da p. Francesco Moccia e alle Lettere di Pallotti raccolte da p. Bruno Bayer. Ora, con questi tre blocchi di scritti, possiamo contemplare Vincenzo Pallotti con uno sguardo nuovo e sempre rinnovato: il giovane pieno di sogni, lo studente diligente, il sacerdote disponibile a tutti, il cantore dell’Amore Infinito, l’uomo che accolse da Cristo — l’Apostolo del Padre — l’ispirazione dell’Apostolato Cattolico.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi ci aiuta a comprendere la profondità di questo momento. Il Vangelo conclude il racconto dei discepoli di Emmaus e ci presenta due domande fondamentali:
La Risurrezione è stata forse un’illusione?
La Risurrezione ha rappresentato una rottura con la storia spirituale d’Israele?
Ed il Vangelista Luca risponde con chiarezza:
Anzitutto lui ricorda che “così sta scritto: il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto il terzo giorno”: cioè, la Risurrezione non contraddice la storia d’Israele, ma ne è il vertice!
Poi mostra il realismo dell’incontro: “Guardate le mie mani e i miei piedi… Toccatemi… Avete qui qualcosa da mangiare?” Il Risorto non è un fantasma, né il frutto dell’immaginazione dei discepoli… no! Egli si lascia vedere, toccare, riconoscere.
Ed è proprio qui che troviamo un parallelo luminoso con ciò che viviamo oggi.
Come la Risurrezione ha inaugurato un modo nuovo di incontrare il Signore, così queste Lettere inaugurano un modo nuovo di incontrare Pallotti.
Perché qui non è Pallotti che parla: sono coloro che lo hanno visto, ascoltato, toccato.
A lui scrivevano nobili e contadini, cardinali e semplici lavoratori, religiosi e madri di famiglia. Gli chiedevano consigli, preghiere, visite, aiuto pastorale, sostegno materiale per sopravvivere.
Queste Lettere rivelano un Pallotti reale, concreto, quotidiano: l’uomo che camminava per le strade di Roma, che bussava alle porte, che correva a visitare un malato, che si lasciava interrompere, che ascoltava, consolava, serviva.
È il Pallotti che la gente ha conosciuto da vicino.
È il Pallotti che hanno toccato.
È il Pallotti che loro testimoniano.
E come il Risorto “aprì la mente dei discepoli per comprendere le Scritture”, così queste Lettere potranno aprire anche la nostra mente per comprendere meglio chi fosse questo uomo buono, questo sacerdote fedele, portatore del carisma che ci unisce e iniziatore della nostra storia.
Forse — oso dirlo — queste lettere potranno perfino provocarci.
Forse ci costringeranno a rivedere alcune immagini che ci siamo fatti di lui.
Forse smonteranno qualche idealizzazione e faranno emergere tratti più umani, più veri, più vicini.
Ma qui nasce una domanda decisiva per ciascuno di noi:
Avremo il coraggio di chinare il capo su queste pagine e permettere che rinnovino la nostra comprensione di Vincenzo Pallotti?
Avremo l’umiltà di fare, con il Fondatore, una “nuova esperienza”, come i discepoli fecero con il Risorto, lasciando che una luce nuova trasformi il nostro sguardo antico?
Carissimi… io lo spero!
Ma so anche che questo è impegnativo… molto impegnativo; tuttavia necessario. E sarà profondamente fecondo.
Perché, in verità, il lavoro di P. Kupka — così meticoloso, così generoso, così prezioso — merita di essere accolto, onorato e portato a frutto.
Francesco Moccia ci ha consegnato gli scritti di Pallotti. Bruno Bayer ci ha offerto le Lettere scritte da Pallotti. E ora P. Jan Kupka ci presenta le Lettere indirizzate a Pallotti, rivelando le attese, le sofferenze, le speranze e la fiducia che tanti riponevano in lui.
Con queste lettere, una luce nuova si accende sul nostro Fondatore. E questa luce ci permette di contemplare, con ancora più gratitudine, l’opera magnifica che Dio — l’Amore Infinito — ha compiuto nella vita di Vincenzo Pallotti e il carisma dell’Apostolato Cattolico che egli ha accolto, coltivato e offerto alla Chiesa, per poi affidarlo anche a noi.
Cari confratelli e care consorelle, noi siamo davvero figli e figlie dell’Apostolato Universale.
E la nostra vita troverà il suo senso più vero solo quando — come è accaduto a Pallotti — avremo il coraggio di lasciare che tutta la nostra esistenza si immerga, con generosità e audacia, proprio in questo Apostolato Cattolico.