Anna Ferreira, Roma – In vista dell’incontro di studio e formazione promosso dall’Istituto San Vincenzo Pallotti, in programma l’11 marzo presso l’Hotel Ponte Sisto a Roma, abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Padre Rahul Phillips, SAC, Consultore Generale della Società dell’Apostolato Cattolico, sulla storia e sulle prospettive della missione Pallottina in India. Questa missione, avviata nel 1951, ebbe origine grazie ai missionari inviati dalla Germania, provenienti da comunità Pallottine mature nella fede di quel bel paese.
“La loro decisione di rimanere in India, anche quando fu suggerito di chiudere quell’inizio ‘senza speranza’, rivelò un coraggio missionario che ha posto le fondamenta di tutto ciò che è seguito,” racconta Padre Phillips. Si può solo immaginare la determinazione di quei missionari sacerdoti e fratelli tedeschi: lasciarono famiglie e sicurezza per portare Gesù, la misericordia e l’amore di Cristo in una terra lontana, tra lingue sconosciute, culture diverse e ostacoli apparentemente insormontabili. Non erano eroi isolati, ma testimoni di una vocazione vissuta con umiltà e perseveranza, capaci di trasformare ogni difficoltà in un’opportunità di servizio.
Il loro coraggio non era alla ricerca di gloria, ma vera fedeltà alla chiamata di Dio: dal primo contatto con la comunità di Bombay (oggi Mumbai) fino all’apertura della missione a Raipur, ogni passo racconta una storia di fede che si fa azione. Ogni gesto, dall’insegnamento ai bambini all’assistenza ai poveri, era una testimonianza vivente dell’amore di Cristo, un seme piantato con pazienza e dedizione che ha dato frutti concreti nella vita di migliaia di persone. Padre Phillips sottolinea come questa perseveranza abbia acceso la scintilla delle vocazioni locali, portando la missione a diventare non solo una presenza straniera, ma una Chiesa autenticamente radicata nella vita quotidiana dell’India. E come ogni atto di carità e misericordia, dai seminari ai centri per lebbrosi, abbia incarnato il cuore del carisma Pallottino: un amore concreto, capace di raggiungere chi è più emarginato e più bisognoso.
Momenti fondamentali della missione
Padre Rahul Phillips ricorda alcuni passaggi decisivi: la nascita delle vocazioni indigene con l’ordinazione del primo sacerdote e la professione del primo fratello Pallottino indiano nel 1959, la creazione di seminari minori per radicare il carisma Pallottino nella cultura locale, e la fondazione del Centro di Riabilitazione per lebbrosi Jeevodaya nel 1971 ad Abhanpur, che ha restituito dignità ai più emarginati. “L’istituzione del ‘Sahayatri Movement’ e del Centro di Animazione Pallottina a Nagpur ha trasformato il carisma in corresponsabilità concreta tra sacerdoti, religiosi e laici,” sottolinea Padre Phillips. “L’India, da Chiesa che riceveva missionari, è diventata una forza missionaria a livello globale, presente in Africa, Europa, Americhe e Asia.”
Il Giubileo: gratitudine che ispira
Il Giubileo che celebriamo in quest’anno 2026 non è una semplice commemorazione storica, ma una spiritualità radicata nell’umiltà e nella gratitudine. “La gratitudine non è trionfalismo, ma riconoscimento che la missione è opera di Dio,” afferma Padre Phillips. Essa si declina in tre dimensioni: la “memoria che guarisce”, che ricorda le fatiche e gli scoraggiamenti; l’“umiltà che radica”, che attribuisce a Dio ogni successo; e la “profezia che invia”, che trasforma la gratitudine in slancio missionario. Per i fedeli di oggi, questo Giubileo è un invito a rinnovare la speranza e la perseveranza nella carità. “Come la Quaresima è un pellegrinaggio del cuore, così il Giubileo invita ogni credente a chiedersi: che cosa rinnova la mia forza? La gratitudine previene lo scoraggiamento e ispira a non stancarsi di fare il bene.” Ha spiegato.
Sfide e opportunità della missione oggi
Guardando al futuro, Padre Phillips individua sfide importanti: la polarizzazione religiosa, le tensioni sociali in una società multireligiosa, i rapidi cambiamenti culturali e tecnologici, il discernimento vocazionale e la necessità di formazione interculturale e maturità emotiva. “Ma queste sfide sono anche opportunità,” spiega. “Il contesto pluralistico dell’India offre uno spazio immenso per il dialogo interreligioso e per un rinnovato slancio evangelizzatore, soprattutto tra i giovani.” Durante il recente Simposio Nazionale a Nagpur, le direzioni future sono state chiaramente delineate: rafforzare l’Unione dell’Apostolato Cattolico come comunione viva, approfondire la teologia contestuale indiana, mantenere l’opzione preferenziale per i poveri e abbracciare la responsabilità ecologica ispirata alla ‘Laudato Si’’.
Lezioni per le vocazioni missionarie oggi
L’esperienza della missione in India offre preziosi insegnamenti per chi desidera vivere una vocazione missionaria: la missione comincia con umiltà e ascolto della cultura locale; la perseveranza nei momenti difficili produce frutti duraturi; la corresponsabilità tra sacerdoti, religiosi e laici è essenziale; l’amore per i poveri non è un accessorio, ma il cuore dell’evangelizzazione; e la missione è dinamica e universale: la disponibilità a servire ovunque sia necessario mostra una vocazione autentica. “I Pallottini indiani, un tempo destinatari di missionari, oggi operano in diversi continenti,” conclude Padre Phillips. “Il carisma Pallottino non è fissato geograficamente: è una grammatica viva da parlare in ogni cultura, in ogni epoca e in ogni cuore. La missione continua in noi.”
Appuntamento a Roma
L’11 marzo, presso l’Hotel Ponte Sisto a Roma, Padre Rahul Phillips racconterà questa storia viva, intrecciando memoria, gratitudine e prospettive future, offrendo spunti concreti per chi desidera far crescere la propria vocazione missionaria nel segno del servizio, dell’amore e della misericordia. Un’occasione unica per celebrare di più i 75 anni di storia Pallottina in India e per lasciarsi ispirare dal coraggio e dalla dedizione dei confratelli Pallottini che hanno seminato fede e carità in terre lontane