Anna Ferreira, Roma – Il piedino è consumato davvero. Non per il tempo, ma per i baci. Migliaia di fedeli, nel corso degli anni, si sono messi in fila per sfiorarlo con le labbra, affidando al Bambinello di San Vincenzo Pallotti una preghiera, una speranza, una grazia da chiedere o da ringraziare. È una storia concreta, fatta di gesti ripetuti e di fede popolare che torna alla luce grazie al nuovo libro di Sara Alessandrini, “Bambinelli miracolosi – itinerario devozionale alla scoperta dei bambinelli miracolosi di Roma”.

Il volume accende i riflettori su una devozione profondamente radicata nella tradizione romana: quella ai Bambinelli custoditi in diverse chiese della Capitale. Non un semplice repertorio di statue, ma un itinerario che intreccia storia, spiritualità e indicazioni concrete per chi desidera mettersi in cammino.

Il Bambinello di Pallotti nel racconto del libro

Tra i cinque Bambinelli scelti dall’autrice, quello legato a San Vincenzo Pallotti occupa un posto speciale, soprattutto per la Famiglia Pallottina. L’immagine, in cartapesta, apparteneva personalmente al Santo. Fu realizzata grazie al contributo del principe Alessandro Torlonia e affidata allo scultore Pietro Cantagalli. La prima esposizione pubblica avvenne nel 1846 nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, in occasione dell’Ottavario dell’Epifania istituito dallo stesso Pallotti.

Al termine delle celebrazioni, il Santo prendeva il Bambinello tra le mani mentre i fedeli, in processione, si avvicinavano per baciare il piede. Con il passare degli anni, quel gesto ripetuto migliaia di volte consumò il piedino originale. Ne fu aggiunto uno in argento, destinato anch’esso a essere baciato.

Oggi l’immagine è esposta durante tutto l’anno al Santissimo Salvatore in Onda. Attorno all’urna si raccolgono centinaia di biglietti: richieste di aiuto, ringraziamenti per grazie ricevute, preghiere silenziose. È una devozione che non appartiene solo alla storia, ma al presente.

Un Itinerario per riscoprire Roma

Bambinelli miracolosi propone un percorso di circa un’ora tra alcune chiese del centro storico, corredato da spiegazioni storiche, indicazioni pratiche e strumenti utili, inclusi QR code con gli indirizzi dei luoghi. È una guida pensata per il pellegrino contemporaneo, ma anche per i romani che desiderano riscoprire tradizioni talvolta dimenticate.

L’idea nasce due anni fa, quando Alessandrini, allora universitaria, scopre nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli il primo Bambinello della sua ricerca. Da lì prende avvio un lavoro di studio e approfondimento.

“Ho sentito la volontà di rivalutare le devozioni popolari di Roma”, racconta. “Alcuni di questi Bambinelli sono stati dimenticati, anche da noi romani. Volevo farli conoscere, farli amare di nuovo”.

Il più importante sostenitore dell’autrice

Il volume è dedicato semplicemente: “A mio Padre”. È stato lui il più grande sostenitore del progetto, colui che la spronava con affetto: “Quando pubblicherai questo libro? Sbrigati!”.

Oggi quel desiderio è diventato realtà. E sebbene il papà sia partito per la casa del Padre, quella voce di incoraggiamento ha continuato a motivare Sara, spingendola a completare il progetto. Tra le pagine si avverte che questo non è soltanto un progetto editoriale, ma un atto d’amore.

Con questo nuovo lavoro, dopo il suo primo libro “Un’altra strada. I miei itinerari mariani in Italia”, Sara Alessandrini continua a raccontare i luoghi in cui la fede prende forma nella storia. E nel piedino consumato del Bambinello di San Vincenzo Pallotti resta impressa una verità che il libro riesce a comunicare con chiarezza: la devozione popolare, quando è autentica, lascia segni visibili. Nella materia. E soprattutto nel cuore delle persone.

La visita all’Istituto e la disponibilità del libro

Prima della pubblicazione, Sara Alessandrini è venuta presso la sede dell’Istituto San Vincenzo Pallotti per svolgere le sue ricerche storiche. La nostra biblioteca, specializzata nelle opere di San Vincenzo Pallotti e nella Roma dell’Ottocento, le ha fornito materiale fondamentale per arricchire il suo lavoro.

Con il libro in mano, in questo mese di febbraio 2026, Sara è tornata all’Istituto per donarci una copia, ora disponibile per il prestito agli utenti della biblioteca. È stata accolta dal direttore, Padre Daniel Luz Rocchetti, che ha espresso sincera gratitudine per il prezioso contributo della scrittrice.

Il libro è disponibile su Amazon: https://amzn.eu/d/0cGAF142

Anna Ferreira, Roma – San Vincenzo Pallotti è uno dei santi che ha scritto di più. E, paradossalmente, è anche uno di quelli di cui resta ancora molto da studiare, comprendere e approfondire. È da questa consapevolezza che è partito l’intervento di Padre Derry Murphy, Vicario Generale della SAC, dedicato alle Opere Complete di San Vincenzo Pallotti, durante la Settimana di Studio e Formazione promossa dall’Istituto San Vincenzo Pallotti di Roma.

Un intervento che non si è limitato a ricostruire la storia editoriale degli scritti del Fondatore, ma ha mostrato come la sua eredità spirituale e apostolica sia tutt’altro che conclusa: un patrimonio vivo, ancora capace di interrogare la Chiesa di oggi.

Dai primi passi verso la beatificazione allo studio degli scritti

Padre Murphy ha anzitutto ricordato come, già alla morte di Vincenzo Pallotti, avvenuta il 22 gennaio 1850, Roma avesse percepito di aver perso un grande sacerdote. Nello stesso anno iniziarono i primi passi verso la causa di beatificazione, con la nomina del postulatore e l’avvio del Processo Ordinario nel 1852.

Parallelamente si avviò l’esame degli scritti del Pallotti, un lavoro lungo e rigoroso, che portò alle approvazioni ufficiali della Sacra Congregazione dei Riti tra il 1886 e il 1895. Fin dall’inizio apparve evidente l’ampiezza e la ricchezza della produzione scritta del Fondatore.

Due edizioni ufficiali, una sola eredità

Nel suo intervento, Padre Derry ha spiegato come, nel tempo, si siano sviluppate due grandi edizioni ufficiali degli scritti Pallottini: una edizione popolare e pratica, e una edizione critica e scientifica.

La prima, curata da Padre Johannes Hettenkofer, nacque con l’intento di offrire ai confratelli e ai fedeli testi accessibili, utili alla vita spirituale e all’apostolato. La seconda, fortemente voluta dopo la beatificazione e in vista della canonizzazione, fu affidata a Padre Francesco Moccia, che tra il 1964 e il 1997 portò a termine l’edizione critica completa degli scritti del Fondatore, un’opera monumentale che resta un punto di riferimento imprescindibile per gli studiosi.

Le lettere: un cantiere ancora aperto

Un’attenzione particolare è stata dedicata alle lettere di San Vincenzo Pallotti, che costituiscono una parte fondamentale della sua opera scritta. Dopo il lungo lavoro di Padre Ansgar Faller, proseguito e completato da Padre Bruno Bayer con la pubblicazione dell’intero epistolario in otto volumi, oggi si apre una nuova fase.

Padre Murphy ha annunciato che la raccolta delle Lettere a Vincenzo Pallotti, curata da Padre Jan Kupka, è ormai in fase di ultimazione e sarà lanciata a breve. Si tratta di 881 lettere ricevute dal Santo, trascritte, digitalizzate e pronte per la pubblicazione in tre volumi. Questa nuova edizione andrà a integrare e completare ulteriormente le Opere Complete, offrendo uno sguardo ancora più ampio sul contesto umano, ecclesiale e apostolico in cui Pallotti visse.

Che cosa troviamo nelle Opere Complete

La parte più didattica dell’intervento ha accompagnato i partecipanti dentro la struttura delle Opere Complete, mostrando la straordinaria varietà dei testi.

Nei primi volumi si trovano gli scritti fondativi sull’Unione e sulla Pia Società dell’Apostolato Cattolico, insieme alle Regole, alle Appendici e ai manoscritti giuridici, che aiutano a comprendere la visione ecclesiale e organizzativa del Fondatore.

Seguono i Scritti Apostolici Minori, le Procure, i Manuali della Regola e i Cerimoniali, testi che rivelano l’attenzione di Pallotti alla vita comunitaria, alla formazione e all’organizzazione concreta dell’apostolato.

Un posto centrale è occupato dai volumi de I Lumi, autentico cuore spirituale dell’opera Pallottina, dove emergono le esperienze interiori, le ispirazioni e il dialogo profondo del Santo con Dio. Accanto a questi, gli Scritti Spirituali e le Materie Predicabili mostrano Pallotti come direttore spirituale, predicatore e uomo profondamente radicato nella Sacra Scrittura.

Infine, i volumi degli Stampati Vari raccolgono testi destinati alla diffusione, memorie, lettere latine e scritti di grande valore storico e pastorale.

Un patrimonio aperto a tutti

Padre Murphy ha voluto sottolineare  che le Opere Complete non sono destinate a pochi specialisti. Oggi, grazie al lavoro dell’Istituto San Vincenzo Pallotti, esse sono disponibili online e accessibili a tutti al seguente indirizzo: https://oocc.sac.info/pages/home/

Una scelta che rispecchia pienamente lo spirito di Vincenzo Pallotti, convinto che la conoscenza e l’apostolato dovessero essere condivisi e messi a servizio di tutta la Chiesa.

Una settimana di studio e formazione

L’intervento di Padre Derry Murphy ha avuto luogo nell’ambito della Settimana di Studio e Formazione, dal 19 al 23 gennaio 2026, presso la Casa Generalizia dei Padri Pallottini a Roma.

Organizzata per i vincitori del concorso di articoli. Hanno partecipato Agnieszka Pawlak SAC, Bruno Coelho Gonçalves SAC, Katarzyna Gruca SAC, João Marcelo Leite de Almeida SAC e Aline Cecilia Moreschi CSAC (invitata), che hanno seguito un programma intenso preparato dal team dell’Istituto.

Come ha ricordato Padre Murphy, leggere e studiare le Opere Complete di San Vincenzo Pallotti non significa chiudere un capitolo del passato, ma aprire continuamente nuove piste di ricerca e di vita apostolica. Perché Pallotti ha scritto molto, ma non tutto è ancora stato pienamente compreso. E proprio qui sta la ricchezza della sua eredità.

 

Roma non è stata solo lo sfondo, ma la vera protagonista dei pomeriggi della Settimana di Studio e Formazione Pallottina, appena conclusa presso l’Istituto San Vincenzo Pallotti. Tra vicoli, chiese e case silenziose, i giovani Pallottini hanno trasformato la Città Eterna in un’aula viva, camminando sui passi di San Vincenzo Pallotti nei luoghi in cui visse, pregò, studiò e si spese senza riserve per la carità.

Dopo le lezioni del mattino, dedicate all’approfondimento teorico, lo studio ha preso forma concreta nel cammino. Non una semplice visita guidata, ma un vero pellegrinaggio urbano, capace di intrecciare memoria storica, riflessione spirituale e attualità del carisma Pallottino, ancora oggi sorprendentemente vivo.

I luoghi della vita, della missione e della carità

Il percorso ha toccato alcuni dei luoghi più significativi della vita di San Vincenzo Pallotti. Alla chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, dove il Santo trascorse gli ultimi anni e dove oggi riposa il suo corpo, i partecipanti hanno sostato in silenzio, riflettendo su una santità vissuta nella quotidianità, fatta di fedeltà e servizio.

Alle Cento Preti, oggi Ospedale Militare, e alle Carceri Nuove, è emersa con forza la dimensione di una carità senza confini: quella che spinse Pallotti a farsi prossimo di soldati malati e prigionieri, senza distinzioni.

Il cammino ha incluso anche luoghi legati alla formazione e alla visione universale della Chiesa, come il Collegio Inglese e il Collegio Irlandese, segni concreti dell’attenzione del Santo per una missione che andava ben oltre i confini di Roma e dell’Italia.

Particolarmente significativa è stata la visita alla Casa della Famiglia di San Vincenzo Pallotti, in via del Pellegrino 130, luogo della vita quotidiana del Santo e culla delle prime opere dell’Unione dell’Apostolato Cattolico. Altri momenti di riflessione si sono svolti in chiese e spazi emblematici dell’apostolato urbano: Santa Lucia del Gonfalone, Santa Maria del Suffragio, Santo Spirito dei Napoletani – luogo della fondazione dell’Unione dell’Apostolato Cattolico –, Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova), San Lorenzo in Damaso e Sant’Andrea della Valle, per anni sede dell’Ottavario dell’Epifania.

Sulle orme della carità: la Pia Casa di Carità

Tra tutte le tappe, una delle più intense è stata senza dubbio la visita alla Pia Casa di Carità, vissuta ripercorrendo fedelmente il gesto compiuto da San Vincenzo Pallotti nel 1838, in occasione dell’inaugurazione dell’opera.

Il pellegrinaggio è iniziato dalla chiesa dei Santi Martiri Quirico e Giulitta, nel rione Monti, da dove Pallotti partì in processione insieme alle bambine orfane. A distanza di 188 anni, i giovani Pallottini hanno seguito lo stesso tragitto, riflettendo su una carità che non resta astratta, ma si traduce in passi, fatica e dedizione quotidiana.

Giunti alla Pia Casa di Carità, il gruppo è stato accolto da suor Sara Carfagna, superiora della Pia Casa di Carità e membro del Consiglio Provinciale delle Suore Pallottine, che ha raccontato con semplicità e partecipazione il servizio che ancora oggi le religiose portano avanti nel solco del carisma del Fondatore.

Nella cappella della Pia Casa di Carità, il gruppo si è poi raccolto in preghiera. Tra i segni più eloquenti, il crocefisso portato in processione da Pallotti nel 1838 e le scale sulle quali il Santo si sedeva per riposare dopo la faticosa salita dei gradini, prima di riprendere la sua missione. Suor Fatima Kujur, con semplicità e sorriso, ha mostrato anche il campanello che Pallotti utilizzava per chiamare le bambine alla preghiera.

Oggi l’opera continua: nella Pia Casa vivono tre bambine e ragazze insieme alle suore; durante i fine settimana rientrano nelle famiglie di origine, mentre i posti disponibili vengono messi a disposizione della giustizia italiana. Un segno concreto di un apostolato della carità che attraversa il tempo.

Altri luoghi dei passi di Pallotti

Il pellegrinaggio urbano ha toccato anche la Basilica di San Marco, Santa Maria ai Monti, la casa di Giacomo Salvati in via del Boschetto e i luoghi legati alla formazione del Santo: San Pantaleo e la Scuola degli Scolopi, l’Università La Sapienza, il Collegio Romano e la Casa di Ritiri Spirituali dei Lazzaristi a Montecitorio, dove Pallotti visse intensi momenti di preghiera e predicò esercizi spirituali.

Particolarmente significative sono state le soste alla Basilica di San Silvestro in Capite, dove il gruppo è stato accolto dal rettore Padre Rory Hanly, e alla chiesa di Santa Maria in Trivio, davanti alle reliquie di San Gaspare del Bufalo, amico spirituale di Pallotti, con il quale condivise un profondo legame di fede e missione.

Attraverso lo studio, l’osservazione e il cammino, i pomeriggi della Settimana di Studio e Formazione Pallottina hanno mostrato con chiarezza che il carisma di San Vincenzo Pallotti non appartiene al passato. Camminare dove il Santo ha camminato, ha aiutato i giovani a comprendere che l’apostolato nasce dall’incontro tra fede, storia e vita concreta, e che i suoi passi continuano ancora oggi a indicare una strada di speranza per il presente e per il futuro.