Anna Ferreira, Roma – Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra chiedere attenzione: notifiche, immagini, aggiornamenti continui. Oggi il valore di un gesto si misura spesso dai numeri e dalla visibilità; il silenzio, invece, appare quasi sospetto, come se ciò che non si vede non esistesse.
È proprio in questo contesto che la figura di San Vincenzo Pallotti irrompe come una provocazione benefica. Nel nostro mondo che esige vetrine, Pallotti scelse l’invisibile. Nel nostro mondo che premia l’apparire, lui cercò l’essenziale. Nel nostro mondo che distribuisce riconoscimenti, lui evitò ogni merito.
Durante la nostra conversazione, Madre Stella Marotta ha definito questo stile con parole che restano nel cuore: “Il Regno di Dio avanza attraverso il bene che non fa rumore. È un seme che lavora in profondità.”
La forza del poco: voci di Madre Stella Marotta
Nello studio preparato per la giornata del 10 dicembre, Madre Stella insiste su un punto: la costanza nel poco. Non eroismi, non gesti spettacolari, non grandi discorsi. Il metro Pallottino è sobrio: ascoltare, pregare, servire, accompagnare. Se oggi molti cercano approvazione immediata, nell’Ottocento la tentazione aveva altre forme: il prestigio ecclesiastico, l’onore cittadino, la lode pubblica. Pallotti rifiutò tutto questo. Non cercò titoli, non cercò posizioni, non cercò protagonismo. La sua “gloria” erano le anime: ascoltarle, guarirle, sostenerle.
Madre Stella lo dice chiaramente: “Pallotti non chiede di fare grandi cose, ma di vivere bene le piccole, con amore e continuità. È lì che nasce la santità.”
Un episodio che illumina: l’Ottavario dell’Epifania
Il tema di questa giornata mi ha riportato alla memoria un episodio straordinario della vita di Pallotti, raccontato dalle cronache romane dell’Ottocento: la celebrazione dell’Ottavario dell’Epifania.
Fu un’opera che iniziò nel più assoluto silenzio. Pallotti la pensò, la sognò e la organizzò senza clamore, con l’umiltà di chi prepara il terreno senza chiedere nulla in cambio.
Curava ogni dettaglio delle celebrazioni con attenzione, convinto che l’unità dei cristiani e l’evangelizzazione dei popoli avessero bisogno soprattutto di preghiera e bellezza spirituale.
Col passare degli anni, quell’iniziativa crebbe. Roma se ne accorse. E non per una campagna promozionale, ma per i frutti: conversioni, testimonianze, una fede che tornava a brillare.
Fu allora che Papa Pio IX, conoscendo da vicino la virtù e lo zelo di Pallotti, decise di partecipare in persona alla chiusura solenne dell’Ottavario, il 13 gennaio 1847. Le cronache romane dell’epoca raccontano la meraviglia del popolo e la potenza delle parole del Papa, che tuonò contro la bestemmia e incoraggiò i romani a custodire la fede con coraggio.
E Pallotti? I cronisti dell’epoca descrivono un uomo che si commosse profondamente, ma fece di tutto per non essere al centro della scena. Si ritirò, si nascose, quasi a dire: “Non è mia quest’opera: è di Dio.”
In un tempo che premiava i protagonisti, Pallotti scelse ancora una volta la via della discrezione.
È questo ricordo, nato proprio dal tema di questa giornata, che rende ancora più vivo ciò che Madre Stella chiama “il seme nascosto che cambia il mondo”.
Una serata per imparare dal silenzio
Per scoprire come vivere questo apostolato silenzioso nella vita quotidiana, l’Istituto San Vincenzo Pallotti invita tutti a partecipare alla giornata formativa del 10 dicembre alle 18:30 all’Hotel Ponte Sisto di Roma.
Lo studio di Madre Stella Marotta, che approfondisce proprio questo stile di apostolato, sarà presentato da suor Ellen Cirila, perché Madre Stella si trova in Brasile per un impegno come Madre Generale.
Sarà un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltare e lasciarsi provocare dal silenzio di Pallotti, riscoprendo che un piccolo gesto, vissuto con amore e costanza, può davvero cambiare il mondo.
L’incontro sarà trasmesso in diretta su YouTube.
Segui la live al link: https://youtube.com/live/8gQZLN1OBtA?feature=share



